mercoledì 6 maggio 2020

DAMPYR (4)


Dampyr #151: La strega regina (Boselli/Celoni)

Arriva Celoni, che sembra nato per disegnare questo fumetto, e che promette un futuro ritorno da autore completo. Prosegue la mini-minisaga con un albo che in realtà non c'entra una mazza, dato che è il cross-over tra il #13 e il #61: Ann Jurging vs Claudine Bobash. Vince la prima, dopo che per qualche momento era tornata vecchia e sembrava essere divenuta malvagia, ma alla fine tutto torna come prima, mentre Harlan, scopacchiandosela, ritrova un po' di ottimismo in vista del numero successivo.

Dampyr #152: Ritorno a Sheffield (Boselli/Bartolini)

Si conclude la mini-minisaga di Lisa e Carter, e alla fine, dopo centocinque numeri, è il secondo a lasciarci definitivamente. La prima, invece, resuscita come Ljuba, piccola ed immemore nuova inquilina del Divadlo. La soluzione più scontata, insomma. Vabbé, l'albo si legge comunque con piacere ed è gradevole da guardare. Di Carter ci resta la memorabile esperienza zombesca, a questo punto, comunque, ormai remota nel tempo. Con l'impressione che con lui Boselli avrebbe potuto osare di più.

Dampyr Special #8: Orrore tra gli Amish (Cajelli/Raimondo)

Special filler, uscito in realtà poco prima del #152. Il titolo dice già tutto: amish non-morti. Il rischio di una storia banale c'era tutto, e infatti lo è, e allora Cajelli prova ad infilarci elementi capaci di catturare l'attenzione: Draka che combatte il Maestro di turno nel flashback, il non-morto con il potere di viaggiare nel multiverso, l'universo-insettone. Alla fine, comunque, è tutto molto interessante (nel senso di Rovazzi) e sembra abbastanza scontato che Isaac e soci torneranno a farsi vivi (anche chi di loro non lo è più).

Dampyr #153: Terra di nessuno (Boselli/Bocci)

Chiude il 2012 un albo dedicato a Sergio Bonelli e che Boselli definisce "il capolavoro di Bocci". Un classico episodio del filone migliore di Dampyr, con flashback storici che si riflettono nel presente, amicizie e amori perduti e ritrovati (Nikolaus e Harlan sulle tracce del figlio di Madame de Thebe, ora spok).
Viene introdotto anche un Maestro delle Tenebre ignoto, forse già nominato ma mai apparso finora.

Dampyr #154: La dama degli incubi (Falco/Cropera)

L'eccellente lavoro di Cropera e la presenza diretta dell'Altra Parte porta a pensare che si tratti di un numero stranamente importante nonostante non sia di Boselli, ma pagina dopo pagina la sensazione diventa l'opposta e sembra di leggere un riempitivo ruffiano, con i tre pards costretti ad affrontare i loro più reconditi incubi, che sono quelli più ovvi. L'ultima vignetta, tuttavia, lascia aperto uno spiraglio: e se tutto quello che si vede nell'episodio non sia stato un semplice what if? E se Harlan avesse davvero un fratellastro-capostipite di una nuova dinastia di Maestri invincibili nascosto nella dimensione dei Maestri del n.100? Trovarsi con dubbio simile al termine di un albo di Falco è fastidioso.
Naturalmente gli strascichi della minisaga di Lisa sono già stati riassorbiti.
Da segnalare la copertina, insolitamente gradevole.

Dampyr #155: Il sigillo di Lazzaro (Cajelli/F.Russo)

Il famoso episodio ambientato ne L'Aquila post terremoto ci riporta il sempre gradevole Russo e i personaggi di una storia a questo punto già mitica, quella di Milano. Riecco dunque Vassago, il demone delle cose perdute, alla ricerca di un altro oggetto leggendario, il sigillo di Lazzaro che resuscita la gente morta; oggetto che però, a differenza della corona ferrea, è inventato, e dunque lascia il tempo che trova. Racoszy, comunque, vuole che sia custodito al Divadlo: lo rivedremo? Per l'occasione tornano di nuovo i Lupi Azzurri, inutilmente come l'ultima volta, e sicuramente ritorneranno ancora, visto il finale. L'albo è di fatto un albetto fuoriserie allungato, e gli innesti turistico-promozionali appaiono abbastanza forzati, e dunque non si capisce bene quanta importanza attribuire loro. La parte storico-mitologica (L'Aquila come "seconda Gerusalemme") è comunque interessante. Certo, Boselli ne avrebbe tratta una qualche epopea. Ma chissà come è nato realmente questo soggetto.

Dampyr #156: Siberia (Cajelli/Laurenti)

Seguito del #125, con Zarema la Maestrina dell'Asilo della Notte, che fa la cattivona e vuole fare arrabbiare tutti solo perché si annoia. Tra una mitragliata e uno strillo, l'albo si segnala soltanto per i cavalli demoniaci e per il primo incontro tra Harlan e la Maestrina di Santa Madrre Rrussja.
Nella posta, una pagina intera è dedicata al refuso di copertina del #155.

Dampyr #157: La furia di Thorke (Boselli/Genzianella)

E così gli indizi seminati qua e là nell'ultima ventina di albi portano a compimento la promessa saga della Dimensione Nera: salutiamo Thorke, la sopravvalutata nemesi di Ljuba, sconfitto - indirettamente, perché se ci fosse un invincibile sarebbe finita la serie - da Caleb e dall'ormai onnipresente Ann Jurging, e vediamo se i nuovi semi rivoluzionari piantati nella Dimensione Nera (di cui vediamo finalmente qualcosa di più) cresceranno (probabilmente sì). C'è da dire che, se la morte di Thorke, in fondo, non colpisce più di tanto, l'albo è decisamente apprezzabile per come tira le fila tutti gli albi collegati alla DN, creando i presupposti per nuovi sviluppi (ad es. Ryakar ex agente della polizia spaziotemporale).

Dampyr #158: Serata al Grand Guignol (Boselli/Fortunato)

Ancora nuove sottotrame, con l'ingresso del nuovo villain, tal Sho Huan, che millanta l'esistenza di una coalizione di nemici dampyriani (e in effetti sguinzaglia i mostri del #86). Sho Huan ha il volto del giovane Crowley ed è stato il mentore di Maitre Abel e Claudine Bobash (resuscitata?): viene così corretto, a distanza di novantasette numeri (!) un errore del flashback del #61, dove Crowley compariva, negli anni 1930, con fattezze giovanili. Sorprendente, anche perché viene riproposta la vignetta di Luca Rossi, con un effetto patchwork non inedito ma piuttosto raro, in Bonelli. La prova di Fortunato è comunque non indifferente, ma d'altronde lui stesso dichiara nella rubrica le sue ascendenze grandguignolesche. Sono comunque divertenti i siparietti nel Dampyr Forum, dove Boselli lo sgrida per l'erotismo diffuso del suo stile (che però ha fatto la fortuna della Bambola veneziana) e si fa beffe di lui e dei lettori :P.

Dampyr #159: La Bestia del Gevaudan (Artusi-Lombardo/Del Campo-Artusi)

Al termine del numero precedente, Harlan rimaneva in Francia con Angelique Marais. Ecco il motivo: Boselli doveva pubblicare l'opera seconda degli autori della storia più brutta di Dampyr letta finora (sul terzo maxi), ambientata in Francia. Opera seconda decisamente migliore della prima, ma comunque in serie-b style (bella comunque la rappresentazione grafica della Bestia). Tuttavia Boselli ha deciso che gli eventi di questo episodio debbano essere importanti, ed ecco dunque Araxe che interviene di persona, e il suo amante Armand Kergaz che ne rimane turbato, ed ecco la promessa (nella posta) che la minacciona degli Dei Antichi (ripescati addirittura dal #10), prossimi al ritorno, sarà ripresa.
Naturalmente l'albo è in continuity con MM #312 (Il ritorno della bestia) - uscito tre anni prima! - dove veniva menzionato "Astaroth" Tenardier (il non-morto di Verdier).

Dampyr #160: La monaca (Falco/Genzianella)

Si torna a Napoli, con una vicenda che è solo l'eco sbiadita della precedente avventura nella città. L'autore, un nativo, inserisce un po' di luoghi comuni che fanno tanto aria di casa: il dialetto, il caffè, i vicoli, i sotterranei, una setta di pseudomassoni. Ma la vicenda è proprio esilina, col fantasma innamorato pazzo, il grimorio mcguffin e Samael deus ex machina che non ha voglia di dare spiegazioni.

Fuori serie: Ballo di fine estate (Falco/Statella-M.Fara)

Terzo albetto per RiminiComix, questa volta dedicato al Grand Hotel (finalmente). Sempre grossolana, questa miniserie spin-off. Stavolta Harlan viaggia nel tempospazio con la spilletta alternativa e bacia la mostra che rimane bloccata nel finto 1932 dove viene notata da Fellini bambino. Ed è proprio così, come l'ho scritto. Ma a che serve 'sto Poldark?

Maxi Dampyr #5: Il collezionista (Di Gregorio/Roi)

Doppio evento! Un'unica, lunga storia... e il ritorno di Roi! Non solo: la storia è un anomalo - per la serie - fantasy, ambientato nel crocevia del multiverso.
A parte questa patina di novità, ma sempre relativa al mondo di Dampyr, poco o nulla. Noia, chiacchiere ridondanti, banalità da fantasy di terz'ordine, disegni del Roi svogliato pre-Ut. Tempi dilatati, tavole intere adoperate per illustrare concetti per cui sarebbero bastate due vignette, ripetizioni, il solito villain dispotico egocentrico isterico e la solita ribellione dei poveri, immaginario fantaorrorifico per nulla immaginativo (nemmeno su Brendon è così scontato... non sempre almeno), personaggi mossi con spirito fanservice, tipo gli spok buffi che girovagano nel fuffiverso, o le Draka-faces, o Ann Jurging che non fa nulla però è lì. E che dire del mestruo di Tesla, del tutto gratuito?
Persino Boselli sembra ripudiare questa fanfiction nell'introduzione, impiegandone un terzo per pubblicizzare lo Special autunnale di Bacilieri.

Dampyr #161: Mal di luna (Boselli/L.Rossi)

Echi pirandelliani per il ritorno di Luca Rossi. Ed è un ritorno che ci voleva proprio. Sembra incredibile: esattamente come il quinto maxi, questa storia è di una banalità sconcertante (paesino scozzese, giovani licantropi, segreti e omertà); a differenza del quinto maxi, è una lettura esemplare, coinvolgente ed immersiva. Quando gli autori e, soprattutto, il loro interesse verso ciò che producono, fanno la differenza.

Dampyr #162: Il figlio di Joan (Boselli/Cropera)

Episodio fondamentale: la nascita del secondo (terzo) dampyr! E' il figlio della libraria dublinese Joan Dunne e del defunto Maestro Mordha, ucciso nel #119. Il suo nome è Charles. Il piccino è l'obbiettivo di Erlik Khan, che ne ha paura e vuole eliminarlo - ritornando, così, ad essere un villain a tutti gli effetti. Ma Harlan riesce ad eliminare soltanto il suo fido Kagyr, il cane infernale, mentre Erlik fugge dopo lo scontro con Samael, questa volta dalla parte giusta per via dei suoi "appetiti" per le tre Moire-zie (che hanno preso in cura Joan e Charles). Zie e nipoti si nascondono da qualche parte nel multiverso: comincia, così, un nuovo status quo.
Un albo tutto continuità, con splendida copertina tintiniana e ottima arte, ma dialoghi che pian piano scivolano nella ridondanza. E, soprattutto, ospitano il primo refuso di lettering della serie. Che atmosfere, però!

Dampyr #163: Halloween (Boselli/Santucci-Piazzalunga)

New entry ai disegni a fianco del veterano Santucci: non è ben chiaro chi abbia fatto cosa, ma i chiaroscuri "majani" non sono niente male. Ancora una volta, l'episodio è un filler estremamente semplice ma per nulla noioso. C'è da festeggiare il titolo dell'albo, e quindi Boselli ci porta in un immaginario borgo abruzzese e ci racconta il rito della scurnacchiera e un altro paio di aneddoti, costringendoci poi ad affrontare dei sanguinari killer "perbene" associati nella confraternita di Casapou...volevo dire, dei Krong.

Dampyr Special #9: Gli studenti della Scuola Nera (Boselli/Bacilieri)

La guest star Paolo Bacilieri consente a Boselli di sbizzarrirsi col fantasy nordico: ecco dunque un'altra infornata di mostri d'ogni forma e colore, con varie leggende islandesi remixate in un'ottica potteriana. Una lunga tripla avventura, insolitamente - visti gli ambienti - poco muta e molto verbosa, ergo un po' sfiancante: il doppio viaggio, nel presente e nel passato, di Harlan-Egir e delle due Gudrun funziona, ed è un modo interessante di reinterpretare la gita turistica attraverso l'isola di ghiaccio e di fuoco e i ricordi personali di Boselli (la gita vera e propria l'avevamo già fatta nei numeri #33-34, dopotutto). Per Boselli è anche l'occasione per mettere una sorta di pezza su di un'altrettanto sorta di errore della doppia visita precedente, quando nei numeri #33-34 aveva mostrato le gesta di Egir-una-mano e socio con i volti di Harlan e Kurjak, lasciando intendere una reincarnazione, salvo poi dare colpa all'interpretazione errata del disegnatore. Ora Egir-una-mano ha il volto di Harlan perché è una immagine di Harlan richiamata dal futuro. Prendiamola così. La terza parte dell'albo è ambientata nella Scuola Nera vera e propria ed è la potterata sopra accennata, con mostri e mostriciattoli e corsi strampalati - su tutti, il corso di sessuologia trans(in tutti i sensi!)dimensionale affrontato dal poliziotto Sigurdur - che conducono chi legge a non prendere troppo sul serio la prigionia nella Scuola, anche perché anche fra i demoni dell'Altra Parte ormai gli alleati non sono pochi (Vapula, certo, ma anche il direttore è niente più di un politico).

Dampyr #164: Lamiah vive! (Colombo/Majo)

Triplo effimero ritorno: il co-creatore della serie (che farà soltanto un'altra breve toccata-e-fuga), IL disegnatore dampyriano (alla sua ultima apparizione :-( ) e la Maestra della Notte berlinese. Un albo che, sotto la patina da film europeo un po' fighetto e pulp, nasconde molta malinconia (quasi sclaviana). Il lieto fine e la trasformazione di Lamiah in una buona mammina provano a stemperarla, ma non è che ci riescano molto. In tutto questo è comunque un perfetto seguito del #9.

Dampyr #165: La fine della caccia (Falco/Piccininno)

Ultimo albo anche per Piccininno e per il Maestro mai visto del Conte Magnus (#17) e della Terra di Nessuno (#153), l'inutile Krigar, introdotto e subito eliminato dal solito, commerciale Falco, che ha studiato Boselli per ripeterne pedissequamente i clichés.

Dampyr #166: Il soffio caldo dell'Harmattan (Falco/Califano)

Primo albo, invece, per Silvia Califano, prima disegnatrice dampyriana. Ultimo, però, per Victor Laforge, il "nuovo Vathek" del #142. E dunque il senso di questa bilogia africana è tuttora ignoto, così come è ignoto il motivo per cui Boselli abbia deciso di concedere tutta questa libertà a Falco.
Naturalmente dici Africa e ti indigni. Ma alla fine non ci puoi fare nulla.

Dampyr #167: Odio implacabile (Cerfogli-Cajelli/Lozzi)

Ancora esordi: il soggetto del lettore Corrado Cerfogli, del Dampyr Forum, viene sceneggiato da Cajelli, il quale, per l'occasione, sorvola sui soliti clichès che ne condizionano la cifra stilistica, sebbene l'albo risulti alla fine non privo di passaggi forzati (ma neppure di una certa logica nell'agire dei personaggi). Il suddetto soggetto, pure, non è certo la fiera dell'originalità (il figlio di una delle vittime di Tesla quand'era non-morta di Gorka cerca vendetta), ma ben si adatta al background della serie, senza creare fastidi. Lo stesso Lozzi trova confidenza con il plot con il passare delle pagine.

Dampyr #168: Nella città dei morti (Boselli/Genzianella)

Primo di una sorta di bilogia egizia, questo albo riporta sul mensile Boselli e le sue affascinanti doti affabulatorie, questa volta di stanza in Egitto, con Mulawa, Khaled e il Mondo del Sogno già vagamente intravisto nel #91. Che differenza tra gli albi "presenzialisti" degli altri autori e i castelliani racconti nei racconti che portano chi legge a viaggiare avanti e indietro nel tempo, seguendo le parole. La "milleeduesima notte" che Zafirah/Eishet Zenumium, demonessa dimenticata, ci racconta, ha in sé la magia delle favole perdute. Che bravi Boselli e Genzianella ad aprire questo varco verso il passato nel degrado quotidiano. Ve n'era bisogno.
Come se questo non bastasse, l'episodio introduce Mandhur, signore dei sogni e dei ratti, re del Non-Dove, e porta Harlan a credere di avere ottenuto una nuova resistenza alle illusioni.

Dampyr #169: La tomba del Re Scorpione (Testi/F.Russo)

Si chiude la pseudo-bilogia egizia, comoda scusa per pubblicare questo riempitivo dell'esordiente lettore Francesco Testi, ispirato al film che ha lanciato The Rock nel firmamento hollywoodiano e che è anche una scusa per ufficializzare lo status di alleata di Bastet. Naturalmente qui Horo è un Maestro della Notte e altrettanto naturalmente muore subito, dato che l'albo è il riempitivo di un esordiente (ma lo rivedremo). Divertente la battuta finale su Zarema che fa da preludio all'albo successivo (è questo il divertente).
Sorprende soltanto la prova di Francesco Russo, decisamente inferiore ai suoi standard (molto alti), anche perché in più occasioni manipolata dalla redazione: molte vignette sono posticciamente ritoccate. Boh.

Dampyr #170: Zarema! (Cajelli/Laurenti)

L'ecatombe di Maestri prosegue con Zarema, la cui "saga" serie b style si chiude dopo tre sole presenze. Questa ultima è anche la più strampalata, dato che il suo piano di rimettere in piedi un vecchio esperimento esper sovietico per attaccare Harl..no, Tesl..no, Kurjak a distanza è francamente risibile, e conferma l'infantilità del personaggio (che naturalmente si circonda sempre di altrettanti babbei). Dal canto suo, il tratto spesso impreciso e sproporzionato di Laurenti (non irriconoscibile, ma insomma) ci mette del suo per togliere credibilità all'albo.
Non solo: il degrado di Dal buio... in "Una recensione per tutti" si fa sempre più grottesco.
Morale: un filone "leggero" con una Maestra frivola ci poteva stare, ma nessuno dei tre albi mi è parso particolarmente convincente.
Ah, ovviamente la resistenza di Harlan alle illusioni non è giustificata da quanto accaduto due numeri prima.

Dampyr #171: Ragazzi perduti (Di Gregorio/Statella-M.Fara)

Esordio sul mensile (con prospettive interessanti) per il duo ai pennelli, dopo quello dell'albetto di Rimini, in un albo brasileiro uscito in concomitanza del Mondiale di Calcio 2014. Come di consueto, Di Gregorio punta sull'indignazione, che sul fesso latore di queste righe ha una certa influenza. Forse più degli altri albi dell'autore, questo numero è davvero pieno di ogni nefandezza, e dipinge un degrado pressoché totale da cui è impossibile uscire, e che a chi ha una certa sensibilità non può non risultare nauseante; e infatti le due pagine conclusive sono una nota malinconica, in realtà non tanto riuscita perché Harlan e Kurjak non sono così cinici. La terzultima tavola, con quello pseudo lieto fine, suona altrettanto forzata, dopo tutte le porcherie viste nel corso della vicenda: bambini sniffatori, spacciatori, troiacce, puttanieri, pedofili, squadracce, zozzerie da tutte le parti (mancano solo i treni in ritardo e pare di stare in Italia), fino al branco di baby non-morti crivellati senza pietà. Naturalmente Di Gregorio, come di consueto, punta sull'indignazione anche per mascherare la cronica mancanza d'idee che pare colpire tutti i collaboratori di Boselli (anche per colpa sua): anche questo numero è la consueta caccia al Maestro (Maestra, in questo caso: è Iansà) che si conclude con l'eliminazione sciocca dello stesso (e Iansà non la meritava del tutto). E certo che vedere Maestri eliminati un numero sì e l'altro pure, dopo che per un decennio e passa parevano essere diventati tutti buoni, non aiuta a prendere le cose troppo seriamente. Ma diciamo che se c'è da incazzarsi per qualcosa di tangibile, beh, non mi tiro indietro di sicuro.

Dampyr #172: La Papessa di Roma (Bilotta/Del Campo)

Arriva Bilotta su Dampyr e, come già gli accadde su Dylan Dog, è un esordio deludente: Olimpia Pamphili era una non-morta (di Verdier), lo è ancora, era molto cattiva, lo è ancora, era una mafiosa, lo è ancora, e alla fine muore. Come contorno, tutta la paraphernalia della cattiva narrativa contemporanea, con i mafiosi, Suburra, pistolettate; una spruzzatina di Storia & Leggenda giusto per farci capire che l'albo appartiene proprio a Dampyr et voilà, les cajelleux sont fait. Con l'aggravante di dover leggere, in una serie dove si gioca con i dialetti, dialoghi in perfetto italiano fictionese in bocca a romanacci da terzo mondo (e quindi che senso ha rifarsi a Romanzo Criminale?).

Maxi Dampyr #6: Gli orrori di Khara Khoto; La palude; Il labirinto del negromante (Marolla/Ambu; Mignacco/Gallo; Falco/Baggi)

Dopo il disastro del maxi a storia unica, torna (vivaddio) la formula 3x1. La prima vicenda ci ripropone il Marolla zagoriano dei personaggi che spiegano quello che stanno facendo mentre lo stanno facendo e ricordano ai lettori i presupposti della serie nei momenti meno opportuni, proprio lo stesso autore che ha sconfitto Stephen King e Neil Gaiman al concorso letterario; per fortuna Ambu propone un po' di belle immagini e la location è archetipicamente intrigante (città perduta nel deserto), e il Maestro (Bai Gu Jing) è quello che rapì Sven Hedin (#102), anche se questo è giusto un dettaglio da didascalia estemporanea, e non solo perché muore subito (come da prassi consolidata); alla fine siamo nel leggibile. La seconda storia è una trashata di Mignacco in puro Chiaverotti style, con disegni scadentucci di un Gallo che non è quello di Legs Weaver; purtroppo non è stato tutto un sogno, l'abbiamo letta veramente. Nella terza, ecco il solito Falco che copia malamente Boselli, ficcandoci il multiverso e gente qualunque che lo visita da molto prima di Harlan e soci; senza sovrapprezzo, i soliti mostri di Baggi; questo De Vos tornerà? sembra proprio che debba farlo.

Dampyr #173/174: Il segno di Alastor/Il trono del Dio Oscuro (Boselli/Maroto-Dotti)

"Tutta questa storia è stata un enorme sbaglio": partiti alla ricerca del figlio di Kurjak (#101), Harlan e il padre del figlio perduto si ritrovano, separati, in un concentrato fritto misto calembeur di sword and sorcery, in cui Boselli lascia libero sfogo a tutta la biblioteca di babele heroic fantasy che gli frulla nella testa. La cosa più affascinante dell'epico viaggio è che, alla fine, non sembra essere così fuori posto e, anzi, rispetta tutti i paletti della serie; in più, ci permette di rivedere in azione Savnok, sempre simpatico. Naturalmente l'avventura, come dice lo stesso Harlan, è una deviazione imprevista: la saga del figlio di Kurjak viene posticipata di qualche mese. D'altronde cos'è la vita, se non un lungo imprevisto? Ed ecco che a Maroto ne succede di ogni, e a un certo punto della seconda puntata deve farsi da parte, permettendo così a Dotti di fare una insperata capatina dopo l'addio di qualche numero fa.
Da non amante del genere (mah) "spade mostri e donne svestite", la doppia avventura mi ha senz'altro divertito, soprattutto nei momenti più parodici (il "mago di oz") e nell'intrico di personaggi e sovrapposizione di universi dampyriani (tocca chiamarli così, ormai) che Boselli, a questo punto, sta portando avanti con sempre maggiore convinzione; ho apprezzato, tuttavia, anche l'avventura tout court, che più archetipica non si può, col suo fritto misto di citazioni in cui troviamo pure Sandokan. La grande capacità narrativa di Boselli di creare mistero lasciando molto spazio all'immaginazione supera l'altro suo intento, la contrapposizione fra orrori stilematici (mostri contro mostroni contro dei contro universi), ma la didascalia - bruschetta - dell'ultima tavola, "e dopo svariate altre avventure che stavolta omettiamo di raccontare" rimanda ad un precedente finora non proprio positivo: il 9° Nathan Never Gigante, che lasciava spazio a storie multiversali ad oggi ancora mai raccontate. A mio parere, se tronchi la narrazione per lasciare spazio a storie perdute, qualcuna di queste storie poi le devi ritrovare e narrarle, sennò rimane solo il buco.

Dampyr #175: Il boia nero (Di Gregorio/Stassi)

Dopo pochi mesi riecco Di Gregorio con uno dei suoi albi "indignados", dove uno dei tanti orrori che costellano il passato e il presente dell'umanità viene ricordato a chi, eventualmente, lo avesse dimenticato. Stavolta tocca al regime franchista e alla repressione catalana, temi molto cari ai due autori, entrambi risiedenti a Barcelona (con una "l"). L'albo fa il suo: la gita turistica è gradevole, il memento storico è d'attualità, persino il villain di turno non è il solito Maestro, ma un collega di Nikolaus (che viene sconfitto dallo stesso Nik, e promette ritorno). Tutto fila, forse troppo, e alla fine tutte queste indignazioni digregoriane sembrano essere diventate stilemi. Fa ridere, comunque, vedere rinnegato, a suon di riferimenti precisi, lo Speciale #7 di Mignacco-Baggi (il precedente albo ambientato nella città).

Dampyr Special #10: El Lobo (Zamberletti/Santucci-Piazzalunga)

Un Boselli trollone spaccia questo Special per un albo pasionario sulla Revoluciòn. In realtà è un episodio standard di Tex: tutti i cliché della storia-tipo dell'altro fumetto curato da Boselli si possono ritrovare in questo albo curato da Boselli, ancorché scritto dalla new entry zagoriana Zamberletti. Non potendo giovare di un plot degno di questa causa, l'albo punta tutto - esattamente come la storia-tipo di Tex - sui disegni espressivi e curati (che in Dampyr non sono nemmeno loro una novità, ma di solito vengono riservati a storie più dense e storiche).

Dampyr #176: Oltre la soglia (Venanzetti/Del Campo)

Esordisce un altro sceneggiatore, e pure a questo Boselli affida una trama importante (forse): la "saga" (vabbè) degli Dei Primigeni (cioè i Grandi Antichi) dei #8,#10,#37 e #159. Non solo: l'autore si prende anche la briga di "ret-conizzare" Ann Jurging, attribuendole un destino scritto nel suo passato da prescelta delle divinità malvage, porta per il loro avvento nel nostro piano di realtà. Tutto questo fila abbastanza tranquillamente per metà albo e anche qualcosa di più, in una di quelle consuete pataccaronate mysteriose che non mi stancano mai (e un paio di momenti ricordano persino la buona letteratura d'orrore), ma purtroppo scade paurosamente nell'ultima ventina di pagine, dove la fiera della banalità diventa insostenibile anche per me. La "saga", comunque, rimane aperta.
Il "dodecaedro" è come l'"ebdecaedro" di MM? Ecco un altro collegamento.

Dampyr #177/178: Scomparsi!/I vagabondi dell'infinito (Boselli/Bocci)

Il grande ritorno di Bocci coincide con la ripresa della trama multiversale, sfiorata pochi numeri fa e qui rilanciata alla grande. C'è un po' di tutto, in questo calderone fanta-horro-avventuroso a spasso fra le dimensioni paurose: il ritorno di Lady Nahema (privata d'un occhio e temporanea alleata), il ritorno del villaggio perduto del #99 (ora allocato in Siberia), il ritorno del secondo dampyr, Charles Moore (ora sistemato nella "casa nuova" del #86 assieme a Simon Fane e alle zie di Harlan) e, naturalmente, il grande ritorno di Sho-Huan, nuova supernemesi della serie dopo i prodromi del #158. Purtroppo c'è spazio-tempo anche per i soliti dialoghi ridondanti che "rovinano" il bellissimo incipit letterario. A consolarci, ritroviamo però Dolly McLaine, menzionata dalla stramba conferenza del prof.Zardek come rapita da Black Annis. Un bel guazzabuglio only for fans, aggraziato dal bel viaggio ai confini della realtà: nella gita fra i mondi solo apparentemente disabitati ho respirato le atmosfere rarefatte di quella storia di Topolino che mi fece scoprire le zone del crepuscolo (Topolino e il trasloco spaziale, che s'occupava, guardacaso, d'una casa trasportata da un mondo all'altro).

Dampyr #179: L'ospedale stregato (Marolla-Cajelli/Fortunato)

Filler con le infestazioni "spiegate" come varco nel multiverso. Vabbé.
Fa sorridere l'incipit natalizio: effettivamente questi personaggi meritano un po' di calore.
Trama molto scontata. L'ottima arte salva tutta la baracca.

Dampyr #180: Il figlio di Kurjak (Boselli/Statella-M.Fara)

E prosegue la saga multiversale, riannodando le fila dei #101,#173/174 e #177/178 e svelandoci una parte fino a questo punto sorvolata del passato di Kurjak - vita e morte del suo matrimonio con prole - e portando poi questa rivelazione a compimento nell'universo del crepuscolo, dove Xeethra attende il suo eroe assieme al figlio vivo di questi, il piccolo Emil.
Boselli cuce il tutto con scioltezza, e perde tempo anche su riempitivi necessari (Ljuba a passeggio, Darin, la fantascienza sociale), come fanno solo i grandi autori, e come ago il sartautore sfrutta Draka e le solite swastiche, senza neppure glissare sull'esca lanciata nel #154. Tutto questo in un singolo albo, classificabile non come uno dei più originali, ma sicuramente come uno dei più perfettamente singolari.

Dampyr #181: La lunga notte dell'odio (Porretto&Mericone/Genzianella)

Come due numeri fa, anche in questo caso l'arte tiene in piedi una storia estramente (troppo) convenzionale. L'albo si pone come seguito del #116, con il demone ramingo sconfitto dall'angelo Anyel (metanarrativo preludio della doppia demoniaca successiva), ma è pieno degli stereotipi sull'America più brutale. Certo, si sa che gli stereotipi sono tutti veri, ma insomma. Anche i dialoghi, come di consueto, partono bene e scadono nelle ultime pagine.
Il demone ha figliato come Nazikian a suo tempo, e stavolta nel figlio ibrido ha prevalso la parte malvagia, ma questo non sembra essere stato un evento poi così importante.

Dampyr #182/183: Nella Dimensione Nera/Dittatura infernale (Boselli/Rosenzweig)

Terza doppia multiversal-fantastica nel giro di dieci numeri, e l'esperienza comincia a diventare ripetitiva. Ma i presupposti erano già stati disseminati e bisognava portarli a compimento: ecco, dunque, l'assalto di Zefon e Straygor dell'Altra Parte alla Dimensione Nera, in preda alla guerra civile in seguito agli eventi del #157. Lo stile di Boselli lo conosciamo: ad una prima parte ottima ne segue solitamente una seconda più frettolosa; questa doppia non sfugge alla regola, ma il suo difetto principale è che gli eventi dell'ultimo blocco di pagine si fanno veramente convenzionali (d'altronde le guerre civili sono tutte uguali). Il finale, poi, non è soltanto frettoloso, ma anche superficiale, per come glissa spudoratamente sui destini di Alastor e Vapula (e del primo non viene detto nemmeno cos'abbia fatto nel frattempo) e su come il Concilio dell'Equilibrio sia arrivato a dare il via libera all'intervento superpartes, dopo che nella prima parte era stato ampiamente sviscerato il diniego dei vari mostriciattoli che ne compongono la giuria. Piuttosto piatte le caratterizzazioni dei vari demoni, tutte francamente prevedibili, su tutti Vapula e Straygor (che secondo Boselli dovrebbero essere imprevedibili). Il duello conclusivo tra il secondo e Harlan lascia il tempo che trova, data la baraonda successiva, purtroppo sacrificata al Dio Boselli e ai suoi capricci narrativi. Comunque questa ennesima guerrona fantasy ha posto le premesse per un nuovo status quo, che vede Ryakar e Leyselan a capo di una nuova democrazia nella Dimensione Nera. A questo punto non rimane che menzionare il disegnatore, ennesimo dampyriano dal cognome eccentrico, al suo esordio sulla serie: e niente, se la cava benissimo.

Dampyr #184: I dimenticati (Cajelli/F.Russo)

Discreto filler in cui viene ripescato Kenshin dopo più di cento numeri (#77/78). Il grosso lo fanno le location nipponiche, presenti più o meno tutte e a cui, dopo più di cento numeri, mi sono vagamente affezionato: la città metropolitana, il giardino fiorito, la foresta misteriosa. Sono presenti anche i principali stilemi narrativi nipponici: l'amore, l'eroismo, il senso del dovere, il folklore, la sfida agonistica. Il "mistero" della truppa militare bloccata sull'isolotto non poteva non fare di questo grande contenitore di curiosità che è Dampyr.
Russo ritorna in forma, dopo il passo falso della precedente uscita, ma permangono un paio di superficialità non richieste (inezie, comunque).
La storia fila dall'inizio alla fine, tranne che per un particolare di cui, in fondo, anche chissene: come hanno avuto Harlan e Kenshin la tecnologia per localizzare Sakiko e soprattutto come l'hanno localizzata?

Fuori serie: In riva all'ignoto (Giusfredi/Rosenzweig)

Altro albetto per RiminiComix, edizione 2015, scritto da un esordiente - che diventerà colonna - e con l'immediato ritorno del disegnatore, dopo la doppia. Ed infatti è un tie-in in piena continuity, con Layselan e i Grandi Antichi, e un Kuen-Yuin-Socc'ma romagnolo. I disegni buffi lo rendono divertente, e persino Poldark fa qualcosa (e non qualcosa qualunque, ma sesso; ti pare giusto?). Simpatico il fatto che il simbolo di Zagor diventi il simbolo del mostro (se ho capito bene; i disegni sono divertenti ma confusionari), mostro vagamente alla Gravity Falls, quindi ancora più simpatico. Bene, simpatico e divertente li abbiamo detti, e questo è tutto.

Maxi Dampyr #7: La fiamma di ghiaccio; La nebbia; Mogadiscio (Cajelli/F.Russo; Mignacco/Mangiantini; Zamberletti/Raimondo)

Doppio ritorno immediato nel settimo maxi. Nella prima storia, riecco subito la coppia de I dimenticati: dopo quella prova più interessante del solito, si ritorna nella noia dei rapinatori, degli imprenditori mafiosi e dei sicari, con una spruzzatina di mostra generica della dimensione alternativa generica e con un titolo a effetto tirato per i capelli nell'ultima tavola. Mah. Nella seconda, ancora Grandi Antichi, dopo l'albetto extra, in una storia che inizialmente sembra anche peggiore della prima, ma che ad albo concluso si rivela essere la più passabile (ma questo non equivale ad una promozione); fra una zagorata (nell'accezione negativa del termine) e l'altra, Harlan finalmente coglie il collegamento fra gli eventi del #37 sull'Asenath River e la saga degli Dei Primigeni e di Verdier; il lettore, che coglie molto più di lui, già sapeva... dopotutto, un lettore che legge queste storie non può che essere un gran coglitore. La terza avventura è davvero terrificante, nel senso che è un copia-e-incolla totale del classico filler dampyriano, in particolare di quello ambientato in Africa, e il Maestro Askar è uguale a Omulù; a differenza di El Lobo, qui pure i disegni sono stancanti. Per fortuna l'introduzione non consiglia di leggere il volume sulla tazza del cesso: i risultati non avrebbero giaciuto a lungo invendicati.

Dampyr #185/186: Il segreto di Amber Tremayne/Taliesin il bardo (Boselli/Laurenti)

Come promesso un paio di "Dal bui..." fa, a ridosso del numero duecento la saga ricomincia a prendere quota. Ed ecco dunque sopraggiungere la rivelazione che tutti si aspettavano, l'identità del primo dampyr: il bardo Taliesin (#43/44), come era già stato suggerito nel #119. La doppia avventura è un unico, corposo flashback raccontato in prima persona da Amber ad Harlan e che va ad integrare ed espandere quello dei già citati #43/44. Il primo albo fila come un razzo; leggendo il secondo, invece, ho avuto qualche problema con la vista: la raffica di nomi gaelici e di intrecci dinastici degni di una telenovela ad un certo punto stordisce; non pago, alla fine del racconto Boselli demitizza tutta la materia di Bretagna aggiungendo altre secchiate di nomi da tenere a mente >:D. Inezie a parte, si tratta di un racconto davvero epico e appassionante, che per essere gustato appieno necessita di silenzio e tranquillità. Non è molto chiaro (ma lo sarà fra un po' di numeri) quanto la traccia suggerita possa celare la chiave della saga (Severa/Black Annis ha portato Mordha a generare un dampyr per vendicarsi di Amber: che abbia fatto lo stesso con Draka?). Riguardo al riferimento alla Signora del Lago che Harlan ha già conosciuto a sua insaputa, inserito di soppiatto nelle ultime tavole, sospetto si tratti di Dolly McLaine. Intrigante l'ultima vignetta, in cui si lascia intendere che Taliesin (che, secondo Amber, ha vissuto trecento anni, e quindi per noi la sua saga è soltanto all'inizio) sia ancora vivo e alleato di Severa.
Lascia un poco sgomenti la demitizzazione dei Tathua de Danann, esseri mitologicissimi nella serie di Martin Mystère e qui "semplici" Maestri della Notte scienziati (Dagda ne era l'ultimo superstite), con i due universi che entrano in clamoroso conflitto narrativo (ma questo spiega l'insistenza post#100 sul multiverso). Apprezzabile, comunque, l'importanza data al Calderone di Dagda, in mano a Black Annis, come serbatoio di "conoscenze perdute", e alle annotazioni sul passato dei Maestri e sulla loro fuga sulla Terra, con tanto di cameo di Angus Og, il futuro Lord Marsden.

Dampyr #187: Dartmoor (Boselli/Ambu)

Episodio a metà, un po' filler un po' in continuity (vi compare un'altra casa multiversale), un po' ghost story con Maud un po' ricalco di Predator, in sostanza un episodio buono di Stargate Sg1. Viene naturale ribadire il solito gap esistente tra Boselli e gli altri sceneggiatori della serie. Lascia perplessi soltanto la situazione di Simon Fane: al termine dei #177/178 sembrava essersene andato con le "zie" e il nuovo dampyr e invece lo ritroviamo a fare "tranquillamente" l'ispettore in UK, salvo poi vederlo andare in coma alla fine dell'albo a causa del tentativo di guida automatica del cottage sull'orlo del mondo. Se l'intento fosse stato quello di liberarsi del personaggio e dei suoi ingombranti poteri, sarebbe bastata la soluzione suggerita (o non suggerita, a questo punto) al termine della doppia di cui sopra.

Dampyr Special #11: Il Libro del Tempo Perduto (Falco/Bartolini)

Nella più pura tradizione narrativo-seriale americana, a ridosso di un evento o saga di una certa importanza, ecco un what if supernatural con i possibili destini degli eroi (o di eroe e comprimari). Nella più pura tradizione supereroistica, casus belli è il "libro del destino", consegnato ad Harlan dal negromante Perinaux, desideroso di rubargli la vita. Naturalmente l'albo stesso è una manifestazione del volume, dunque non manca il gioco metanarrativo.
Mormora la bambina che Boselli abbia detto che "qualcuno" di questi futuri potrebbe avverarsi veramente. Sembra alquanto implausibile la morte di Kurjak per mano di uno scagnozzo di Tsiao-Min (peraltro prossimo al ritorno), anche se la faccenda della malattia è sospetta, così come deludente sarebbe il destino da tossicomane di Ljuba (il più forzato dei possibili scenari, fra quelli proposti nel fumetto). Tesla era già stata sedotta da Samael (#104/105) e repetita non sempre juvant. Il piano di Draka sembra invece più in character, ma forse per questo anche scontato: mi piacerebbe un lieto fine, però. Nergal, in fondo, non è 'sto gran personaggio, e vederlo schiattare sarebbe una degna conclusione delle sue non-vicende, mentre Charles Moore, in un albo così particolare, svolge un ruolo da "antidampyr" un po' troppo marcato, volendo rifarsi ad Highlander. Se sarà voltagabbana, non sarà così schietto. Da notare la grave lacuna dell'albo, che sorvola bellamente su Caleb, e sugli Amesha non ci dice assolutamente nulla, mentre ci regala la cruda morte di Arlo del Medical Team (verosimile, ma insomma). Rimane dunque l'addio di Nikolaus a Praga, con la triste sparizione della Birreria dell'Aquila Verde, come unico scenario abbastanza plausibile nel medio termine.
A parte queste considerazioni, la lettura di questo Libro a fumetti è appagantemente malinconica come quella di un Tales of Green Lantern Corps d'altri tempi, anche grazie ai primi piani espressivi come poche altre volte, manifestati su carta dall'ottimo Bartolini (pure con qualche effetto al pc di troppo, ma non poi così invasivo).

Dampyr #188: Il marchio giallo di Carcosa (Boselli/Santucci)

Santucci fa suoi gli inchiostri (con ottimi risultati) e Boselli fa suo il filone dei Grandi Antichi (finalmente): ne viene fuori una sorta di "seguito ideologico" di Dartmoor, e anche un po' dello Special, con una storia per nulla originale, fondata su riferimenti che più classici non si può (e non c'entra nulla True Detectives), ma condotta saldamente dall'inizio alla fine (più o meno). Il titolo dice già tutto, "nomen omen": parlamo de carcosa, che nun se capisce bbene, prima pare n'artra dimensione, poi ce dice che è tutto un zogno. In effetti l'albo si apre con un riferimento preciso a Chernobyl, con un tipo che è stato a Carcosa, che poi viene bellamente dimenticato, e man mano l'indagine multistrati conduce prima a Sho-Huan, al gruppo di tibetani deviati di cui era confratello, e poi all'Alam-Al-Mithal di Mandhur (#168), che sfigatamente finge di aver richiamato Cthulhu e compagnia. Alla fine era tutta una farsa, tranne il prologo abortito, e tutti viaggiano con la semplicità dei fumetti, per il mondo e non solo, e il Non-Dove viene cancellato, ma tuttavia il fascino del Re in Giallo rimane integro (e che bella la copertina). Per ravvivare un soggetto di per sé esile Boselli chiama a raccolta Angelique, l'ex direttore Mathis del Grand Guignol, Ann Jurging, Mulawa, Khaled e soprattutto Eishel Zenumium, che riesce ad eliminare il suo ex capo e ad "incantare" Harlan, ora suo toyboy. Soprasoprattutto, la "maschera della verità" dei Kuen-Yuin prende possesso di Kurjak, fatterello che potrebbe avere un nesso con la misteriosa "malattia", anticipata nello Special, che dovrebbe colpire il balcanico.

Dampyr #189: La casa degli specchi (Falco/Fortunato)

Albo graficamente splendido, narrativamente inutile e trollone. Nergal e Meridiana cercano di estorcere ad Harlan il rifugio di Charles Moore (come anticipato dallo Special, Nergal vuole plagiarlo) quindi lo rinchiudono in una ennesima casa folle, dove vive visioni malefiche banalotte. Meridiana poi si ribella a Nergal e aiuta Harlan a fuggire, diventando l'ennesima alleata ambigua.
Chi è il prigioniero che tiene viva la casa col potere delle illusioni? Harlan pare riconoscerlo, poi glissa, e il prigioniero torna sul suo mondo. Sarà stato il tipo di Orrore tra gli Amish? No, quello apriva i varchi.

Dampyr #190: L'ombra di Tziao-Min (Falco/Califano)

Prosegue la "minisaga dello Special" con un altro dei futuri previsti dal Libro del Tempo Perduto: la morte di Kurjak per mano del sicario di Tziao-Min. Ovviamente l'episodio non si verifica, sebbene l'autore si prenda tutta la prima metà dell'albo per farcelo credere. Fa anche bene: è giusto che la missione sia una fra le tante; però la paralisi di Harlan nei confronti dei dejà-vu appare ingiustificata, non ha il minimo senso che non faccia nulla per prevenire, nemmeno avvertire l'amico. La seconda metà dell'albo vede i nostri dare la caccia al Maestro monaco buddhista, ed eliminare lui e i suoi non-morti monaci buddhisti, nel più classico dei canovacci della serie. Le location interessanti ed iconiche sono poco sfruttate.

Dampyr #191: L'antiquario di via Husova (Falco/Cropera)

E per il terzo numero di fila Falco demitizza il suo Special, rendendo questa pseudominisaga una trollata nuda e cruda. Non che ci si aspettasse nulla di diverso da un non Boselli: eppure rimane l'idea che un vero allontanamento di Nikolaus cambierebbe davvero gli equilibri. L'albo è abbastanza monocorde, e tra i futuri possibili viene ritirato in ballo anche quello di Tesla sedotta da Samael, e il piano di Rubicante di seminare zizzania fra i tre pards del Divadlo è piatterello forte. Cropera, però, si impegna molto per dare dignità al numero, e Boselli lo supporta, occupando la rubrica con mezza prefazione del volume I misteri di Praga che raccoglie le prime 4 storie praghesi della serie. In realtà, nel fumetto di Praga c'è poco o nulla, e alla fin della fiera sembra non sia successo nulla. Ed è un peccato perché la lettura è senz'altro scorrevole e anche poco spieghina. Vabbè.

Dampyr #192: La Grande Bestia (Boselli/Lozzi)

Splendido numero spiegone mascherato da racconto lovecraftiano, con tanto di prosa e poesia ad hoc: geniale! Si tirano le fila di tutta la paraphernalia legata a Sho-Huan, Maitre Abel e i Grandi Antichi, Claudine Bobash e Aleyster Crowley: i numeri #8,10,61,48,82,151,159,176,177/178,188 si riscoprono uniti a doppio filo, e a cascata seguono tutti quelli a loro volta connessi, in un affresco indubbiamente affascinante. In realtà era già tutto evidente, ma è stato bello vedere i personaggi ragionare come persone e non come automi narrativi. La simpatia di Boselli per il Crowley storico è manifesto nel ruolo di agente degli Amesha che affida alla versione "alternativa" della "Grande Bestia" che Sho-Huan crede essere dalla sua parte. Non manca il ruolo di deus ex-machina-supersayan affidato alla solita Ann Jurging né l'albo sfugge all'"effetto Gambadilegno" di Sho-Huan che si dissolve di nuovo nel multiverso ma sicuramente tornerà, e della Bobash che muore di nuovo ma esistono tante altre sue versioni da incontrare. Questi effetti volutamente fumettosi sono comunque bilanciati dal corposo e appassionato omaggio a HPL, dalla narrazione una volta tanto fluida e poco incespicosa, oltre che dalla splendida arte libera e stimolante.

Dampyr #193: I misteri di Cagliari (Boselli/Genzianella)

Altri nodi vengono al pettine in questo semi-inaspettato seguito dello Special #4, dove il piccolo non-morto Nicholaus, rimasto isolato sull'isola di S.Pietro dopo gli eventi della "crociata dei bambini", viene liberato da Nergal e condotto nel Divadlo. Non solo: per la prima volta il Maestro & Duca dell'Inferno viene costretto a mostrarsi in prima persona, e Harlan e Kurjak riescono a infliggergli la prima ferita dai tempi dello scontro con Caleb nel suddetto Special, in epoca medioevale. Per l'occasione ritorna in campo anche Meridiana, così da dare un minimo senso al #189, e della quale apprendiamo fatti e misfatti attraverso corposi e delicati flashback. In effetti Cagliari non si vede poi molto, ma l'albo serve pure a riportare sulla scena Sophie Mutter e Sanna, e a togliere a quest'ultimo la patina antipatica della prima apparizione.

Dampyr #194: La città abbandonata (Mignacco/Del Campo)

Il prologo del #188 appariva come il preludio non di quel numero, ma di un altro ancora da raccontare: eccolo qua. Ma Boselli non c'ha voglia di perderci tempo, con la sagona ormai imminente, e delega la sbatta a Mignacco. Il quale, tuttavia, non si sbatte poi così tanto, e ci ripropone un'altra storia di mostri che ringhiano e uccidono persone che muoiono (come nell'ultimo maxi). Per fortuna il disegnatore quasi ufficiale del filone dei Grandi Antichi (i quali, comunque, non si vedono mai; i mostri che ringhiano sono mostri generici) rende bene la mestizia della desolata Pripyat e di quei brevi flashback sovietici dell'evacuazione del 1986.
Ulteriore collegamento col #176 è il ritrovamento di un altro cosoedro, che stavolta Harlan neutralizza con la scatoletta mistica di Caleb e conserva nel Divadlo.
La copertina invita a tuffarsi nella lettura.

Dampyr #195: Costa da Morte (Di Gregorio/Stassi)

Filler galiziano dei due barcelonesi. Di Gregorio ricorda di essere stato autore di Dylan Dog e realizza una storia di Dylan Dog, con il mostro del folklore (la maruxaina), il fantasma vendicativo, il bambino emarginato, la bruxa simpatica, il nonno scetticone, i paesani stronzi, Harlan che fa il Dylaneroe. Stassi regala tanta atmosfera nero inchiostro e un po' d'azione legnosa.

Fuori serie: L'emblema del Drago (Giusfredi/M.Villa)

Ennesimo albetto per RiminiComix (2016), il più importante: un lungo flashback con Draka ed Erlik Khan nell'antica Ariminum, ai tempi delle guerre tra Goti e Bizantini, e disegnato da una new entry d'eccezione, il figlio di Claudio Villa, qui nascosto dal nome di piuma "Will", ma già visibilmente talentuoso. E finalmente questa miniminiserie di Rimini presenta un raccontino sensato e gradevole. Ne vorremmo di più di questi piccoli "dietro le quinte". Naturalmente qui Kurjak la tira a Elrik, ma insomma, era scritto nell'Akaschi.

Maxi Dampyr #8: Caccia alla Volpe; Valle di tenebra; Il Klan dei dannati (Falco/Lozzi; Mignacco/Del Campo; Venanzetti/Statella)

Uscito ufficialmente dopo il #196, questo maxi è avulso dalla saga medioevale e "del numero duecento", ma funge vagamente da prologo alla stessa. Nella prima storia, infatti, dopo molto tempo si rivede Marsden, in versione incattivita e vendicativa, in vista del suo vero ritorno tra qualche numero; il resto dell'episodio vede Kurjak eliminare il miliziano serbo che diede il via all'attacco che costò la vita a Miljana e Miklos, e molto forzatamente pretende di chiudere quella sottotrama (se vogliamo chiamarla così). La seconda è il solito filler di Mignacco, convinto di scrivere per Dylan Dog degli anni 1980; comunque il soggetto non è insensato, anche se fa un po' "fiction della Rai", ma si basa su un presupposto della serie (le zone d'ombra, come nel #163); i dialoghi però sono davvero avvilenti. La terza storia, con il Maestro sudista e razzista, avrebbe (forse) potuto essere interessante se non fosse stata ammazzata da un'arte fra le più scadenti viste fin qui.

Dampyr #196/197: Le prede dell'Annwn/La vendetta di Severa (Boselli/Viotti-Mangiantini)

Inizia la "saga del numero duecento" con una doppia magica e spossante che prosegue quella dei #185/186, con le vicende di Amber, Taliesin e soci nell'epoca arturiana, raccontando l'assalto a Severa, la sua intrappolazione nell'Annwn, la morte di Marco Ambrosio e l'ascesa di Artos, la nascita del mito dei cavalieri, di Lancillotto e Ginevra, di Merlino, Tristano e Isotta, eccetera. A questa seguirà subito una terza doppia, così da sfinire il lettore prima del traguardo. Sì, perché se l'intreccio è indiscutibilmente affascinante e sontuoso, per non dire magico, la lettura necessita davvero di molto tempo e molta tranquillità per poter essere goduta appieno, lussi che nessuno al mondo può più concedersi. Di conseguenza, i dialoghi eccessivamente ripetitivi finiscono per stancare. Peccato, se non fosse per loro sarebbe tutto perfetto, con una menzione particolare per la prova dell'esordiente Viotti nella prima puntata. La banale rivelazione di Araxe come Signora del Lago è invece una quisquilia pienamente accettabile. Il legame ancestrale di Sho-Huan con queste vicende pure non stupisce, ma più che altro perché il personaggio ha perso parte del suo fascino con le recenti sconfitte (e un'altra se ne aggiungerà a breve).

Dampyr #198/199: Lyonesse/Il Lord delle Isole (Boselli/Rubini)

E si conclude, per ora, la storia e gloria di Taliesin, il primo dampyr, e diventa evidente il doppio senso della testata Dampyr, non esclusivamente intitolata ad Harlan: per quattro albi, infatti, è stato Taliesin ad avere l'onore della copertina. A differenza della doppia precedente, e in parte anche di quella prima ancora, questa volta la narrazione fila dall'inizio alla fine. Il segreto? La storia è tutta dedicata a Drustan e Ysseult, aka Tristano e Isotta, e Taliesin Maestri e continuity fanno da comprimari. Nella doppia precedente, invece, Boselli ha messo tutti i personaggi sullo stesso livello e ha cercato di raccontare la storia di ciascuno di essi contemporaneamente, finendo per fare un pastrocchio con personaggi che facevano di continuo il punto della situazione. Anche nei #185/186 questo difetto era emerso nella seconda parte, seppur mitigato dal fascino della "prima volta". Al terzo tentativo, invece, il gioco riesce e l'avventura è epicamente e classicamente gustosa, esattamente come la si immaginava nelle più rosee previsioni. Naturalmente Taliesin ha vissuto quasi altri tre secoli dopo queste lunghissime vicende, e probabilmente ne vedremo una buona parte negli anni che verranno (a cominciare dal suo scontro con Kostacki, qui solo menzionato). La storia, dunque, è soltanto all'inizio e la "saga del numero duecento" soltanto a metà.
L'esordio off Zagor di Rubini è indiscutibilmente soddisfacente.
Il "lord delle isole" è Angus Og aka Marsden, ma fa solo un cameo.

Dampyr Special #12: La porta dell'Inferno (Burattini/Longo)

Doppio esordio per questo Speciale autoconclusivo e fuori continuity che omaggia il Sommo Poeta nel modo più convenzionale possibile: Harlan, Kurjak e comparse varie finiscono in un Inferno dantesco ricreato in un universo alternativo, con i mostri danteschi che ringhiano ferocemente. L'albo è stato utilizzato in una scuola come strumento didattico, facendo solleticare l'ego di Boselli, il quale, già nell'introduzione, elogiava le voluttuose doti mimetiche del suo ex socio zagoriano, capace di ricreare nuove terzine sull'esempio del Maestro (delle Botte) Guido Martina: e invece c'è UNA terzina dantesca nuova, e l'albo è pieno di ripetizioni inutili, e per metà segue Tesla e Nikolaus che parlano e scoprono cose che i lettori hanno letto poche pagine prima. Boh. Longo si impegna, e le varie quadruple hanno un gradevole impatto sull'occhio, ma la dinamica degli eventi è sempre la più comoda possibile, e i pericoli non sembrano mai essere davvero tali, a parte forse all'inizio. L'Inferno di Topolino è decisamente più spaventoso.
Simpatico il cameo di Desdy Metus, in un rarissimo incrocio con un fumetto non bonelliano, ma comunque fine a sé stesso.

Dampyr #200: La legione di Harlan Draka (Boselli/L.Rossi/col. Romina Denti)

Duecento! Come cento numeri fa, l'albo a colori è una occasione per celebrare e portare la serie ad una svolta. La "legione" del manfrediano titolo, virtuale fil de rouge con la saga altomedioevale, è quella composta degli amici di Harlan: Ann Jurging, Jim Pajella, Bobby Quintana, Godwin Brumovski, Tomsa, Kenshin e i suoi yakuza, T-Rex e i suoi mercenari governativi e persino i Lupi Azzurri rimessi insieme da quel Marcus del #155 (a parte Ann, gente che si è vista una volta nell'ultima centina). All'altro capo del ring, il Dio altaico della morte: Erlik Khan e la sua colonna infernale, tornati nemici dopo i fatti del #162. L'albo è un vero e proprio fumetto di guerra, e funziona proprio in quanto eccezione alla legge dell'equilibrio tra pistolettate e nozionismo. La morte di Brumovski è prevedibile fin dall'inizio, ma è un omaggio alla sua grandezza; spiace soltanto di non averlo mai visto negli ultimi cento numeri. A parte un po' di comparse fatte a pezzi, soltanto Pajella e il non-morto di Draka rimangono in gravi condizioni, così come lo stesso Erlik, che all'ultimo istante si rende conto di essere stato manovrato da qualcuno nell'ombra (Severa e Sho-Huan) e viene quindi mantenuto in vita artificialmente dai buoni e usato come radar per scovare i veri villains. Come cento numeri fa, infatti, la saga straripa nei due albi successivi.
Tutto sommato un albo che non ha molto da dire, anche con dieci pagine in più e il colore, ma lo dice simpaticamente. La rivelazione più grossa è la conferma della nuova famiglia che Draka ha messo in piedi con Hyanis sul mondo di lei.

(2016-2017)

DAMPYR (3)


Dampyr #101: Alla ricerca di Kurjak (Boselli/Lozzi)

La saga più attesa prosegue. Un Lozzi in forma smagliante ricrea una eccellente ambientazione a metà fra i romanzi di Hodgson e i fumetti di Flash Gordon, passioni secolari di Boselli e qui usate per dare a Kurjak un ruolo da protagonista assoluto e forse pure un figlio. A dire il vero, però, Kurjak è il protagonista assoluto della sua storyline, ma l'albo ne presenta anche altre e da primo episodio della "nuova stagione" della serie rimette in scena tutto il cast, lì dove l'avevamo lasciato (Tesla e Tim nei boschi inseguiti dall'esercito di Erlik, Harlan in un universo parallelo, Draka a Shamballa) e poi lo fa riunire. In questo senso l'episodio è indubbiamente più disomogeneo dei precedenti e un pochino più deboluccio, soprattutto per via del finale, a mio avviso forzato, nel quale i protagonisti, dopo una sosta a Shamballa durante la quale Kurjak recupera la memoria (ma la cosa non viene mostrata) si ritrovano a Brasov perché così vuole Draka (Harlan e Kurjak vi vengono spediti direttamente via tunnel agarthiano, mentre Tesla vi viene inviata da Caleb, allertato da Draka per mezzo di Ann Jurging) e poi affermano di voler subito tornare a Shamballa via terra. Non era più comodo farli rimanere direttamente lì e slittare la reunion al numero successivo?

Dampyr #102: Gli spettri del Taklamakan (Boselli/Bocci)

Fine della saga più attesa. Attesa che era leggermente scemata al termine dell'episodio precedente, quando i nostri eroi erano tornati a casa solo per poi decidere di intraprendere una spedizione verso la città perduta. Si capisce che il motivo era solamente quello di poter concedere a Bocci, colui che la saga l'aveva aperta, la possibilità di illustrare, e a Boselli di raccontare, i meccanismi con cui si svolge una vera spedizione archeologica, e di poter imbastire un po' di sana battaglia desertica contro l'esercito di Erlik Khan. E infatti il tutto è molto affascinante e avvincente. Ciò nonostante continuo a trovare forzato il fatto che Harlan, che almeno fino alla fine di questo episodio era intenzionato a uccidere il padre (del quale, a differenza nostra, conosce le vere intenzioni), sia tornato a Shamballa per poi andare in Europa per poi tornare a Shamballa e ritrovarsi di nuovo solo davanti al padre. A meno che al termine dello scorso episodio lui e Harlan non siano tornati da Draka ma siano stati dirottati direttamente a Brasov, ma in tal caso non sarebbe chiaro come e quando Kurjak avrebbe recuperato la memoria. Vabbè, il difetto è di poco conto, anche se per quanto mi riguarda rovina un pochino l'impianto della saga, che fino al numero cento era stata assolutamente perfetta. Certo, narrativamente si capisce come sia il precedente che questo numero siano stati un necessario drenaggio della storyline agarthiana, e di tutte le sottotrame annesse, in previsione di un ritorno ad uno status quo più delineato. In questo senso appare chiaro come l'apparizione di Marsden (a proposito, il depistaggio sul Re del Mondo mi aveva quasi illuso) serva a rendere chiaro una volta per tutte chi è il villain principale. Con buona pace di Erlik, che con la sua sfuriata e con il tradimento del patto stipulato con Draka si dimostra troppo passionale (e infatti a momenti ci rimette la pelle). E con buona pace di Martin De Vere, che con l'assorbimento del Vril aveva trovato il Tutto ma alla fine non gli è rimasto Niente. RIP Martin, il tuo omonimo Mystère con le sue vecchie storie ti aveva avvertito. Come aveva avvertito anche del passaggio agarthiano londinese: è stato un piacere ritrovarlo qui. Come è stato un piacere assistere al flashback dedicato a Sven Hedin. Bravo Boselli. Tu sì che dai soddisfazioni. La tua saga, con i suoi quattro numeri perfetti più due molto buoni, è senza dubbio una delle migliori saghe mai pubblicate dalla Bonelli.

Dampyr #103: Le figlie del fuoco (Boselli/Genzianella)

Il 'nuovo corso' dampyriano si apre con un numero che non è un capolavoro, ma poco gli manca per esserlo. Il titolo è quello di una raccolta di poesie di Gerard De Nérval, uno degli autori di culto di Boselli a cui con la sua serie vuole rendere omaggio. Come di consueto in questo tipo di storie, il personaggio storico viene inserito nella saga dampyriana e Storia e fantasia si mischiano inesorabilmente, ma in questo numero tale aspetto assume connotati nuovi e definitivi: secondo modalità in realtà per nulla chiare, la mente di Harlan si ritrova fusa a quella di Nérval, così azione presente e flashback storico si intrecciano senza sosta, ma non è l'unico intreccio che il Boselli tesse in questa sua ampia tela. Se 'casus belli' della vicenda è Maitre Abel, riparato, dopo i fatti del #82, nel passato (tramite leys, ma Boselli ribadisce più volte che tale passato è 'alternativo', ma non si capisce perché dovrebbe esserlo per forza), altri personaggi sono i perni dell'albo, e precisamente la mazzéra Catarina Culioli (scampata al #91 e ora trasferita a Parigi) e il flaneur Victor, entrambi (per motivi diversi) in procinto di morire di tumore. Harlan, Araxe e, in collegamento telefonico, Ann Jurging fanno da traits d'union, assieme ovviamente a Nérval. Una baraonda di continuity e trame orizzontali (Boselli si ricorda persino di giustificare i problemi legali causati alla Jurging dal suo ringiovanimento) non impedisce però all'autore di mitologizzare con perizia la (storica) follia di Nérval e contemporaneamente di regalare una (in parte sorprendente) morte al buon Victor, forse colui, tra i personaggi in gioco, che meno l'avrebbe meritata (la mazzéra invece la meritava). Insomma, Boselli prima fa sorridere, poi pensare, quindi avvince e infine fa scendere la lacrimuccia. Inchino.

Dampyr Special #4: Il viaggio dei folli (Boselli/Dotti)

Nell'ambito delle "celebrazioni del numero cento", Boselli mantiene una delle promesse fatte nell'altrettanto celebrativa posta del numero cinquanta, quando, tra le varie sottotrame aperte, inserì la vicenda relativa al primo scontro tra Caleb e Nergal, risalente al tempo della famosa "crociata dei bambini" e menzionata nel remoto #5. In questo celebrativissimo duemilaeotto Boselli ha finalmente l'occasione di raccontare quella vicenda: ed essendo una vicenda speciale, l'albo omonimo è la collocazione più consona ove 'amplificare' il consueto flashback e renderlo più lungo, più epico, più... speciale, appunto. Il termine non è esagerato: quell'atmosfera particolare, rarefatta, quasi magica, che già si era respirata in diversi episodi del mensile (si pensi a I lupi mannari, La colonna infernale, la doppia napoletana e quella haitiana) qui magica lo diventa davvero. Il viaggio dei folli è infatti una bellissima storia di formazione, ove Boselli riscrive a modo suo un altro dei suoi miti giovanili, La croisade des enfants di Marcel Schweb, ed è anche un nerdorgasmico flashbackone sul primo scontro tra Caleb e Nergal, che da un certo punto di vista avrebbe potuto essere uno degli "scontri finali" della serie, ma che qui ci viene proposto come uno degli incipit! Al netto di quattro-cinque balloons di troppo, Boselli sgomitola un altro po' della sua grande tela narrativa, e regala un fantastico romanzo sull'amicizia, le virtù, la crescita e che si pone come uno dei principali snodi della serie, snocciolando Storia, continuity e valori morali in una trama da saga nordica. E, pur non essendo nuovo a tali mix (si pensi a diverse storie di Zagor), Boselli riesce qui ad intrecciare tutti i fili e a tenere il ritmo fino alla fine, mantenendo "la poesia" fino all'ultima tavola, evitando anche il suo classico finale affrettato. Anzi, riesce persino a trollare un poco, chiudendo l'albo con un Nicholaus che richiama il Nikolaus del prologo e mostrando coincidenze ove non ve ne sono (come già fece con i numeri 97/98, quando mostrò due "finti" Caleb e Nergal). Una incantevole wunderkammer questo Speciale davvero speciale.

Dampyr #104/105: La maledizione di Sinistrari/I principi dell'inferno (Boselli/Cropera)

Il 2008 delle celebrazioni e delle svolte si chiude con una storia doppia e necessaria. Arriva, infatti, il tanto atteso processo a Caleb, reo di essersi allontanato da Praga per salvare i suoi amici da Thorke nell'a questo punto remoto #64. Approfittando della momentanea assenza di Caleb, Sonderling/Sinistrari e altri signori degli Inferi ne approfittano per mettere sotto scacco Harlan, sottraendogli i suoi affetti e mettendo tutti a rischio. Così, Kurjak si ritrova nudo e torturato, Tesla si ritrova nuda e soggiogata da Samael, mentre Harlan rimane vestito ma girovaga con Nikolaus (mai così esplicitamente "buono") e gli spok di Meyrink e Casanova. C'è anche Hanneke (per la prima volta a Praga), prigioniera del Vlodnik in una bolla sotto al fiume. La situazione si protrae forse un po' troppo, dato che Boselli eccede un po' col manierismo, la tira in lungo e poi sbroglia tutte le situazioni con relativa semplicità. Il contemporaneo processo si risolve con una semplice litigata tra le "zie" che rinfacciano a Nergal i fatti del #51, Nergal che accusa Caleb e il reggente degli Inferi Iblis che, in calore (è infatuato della moira Vivien), se la prende con i suoi sottoposti per la dabbenaggine dimostrata e punisce Sonderling rimpicciolendolo all'inferno. A questo punto, lo sviluppo più interessante della vicenda, ovvero Tesla riconvertita al lato oscuro da Samael, era già stato risolto in relativa fretta con un bislacco doppione buono (e umano) della non-morta modellato su Second Life (!?). Insomma, un'annata così zeppa di ben di dio si chiude con una storia un po' fiappa, tuttavia raccontata con simpatica leggerezza (si veda la coppia di turisti che continuamente incappa nei nostri) e che ha il merito di confermare anche nel cast contemporaneo il già mitico spok Savnok, il cavaliere zeppo di vermi e dalla risata facile introdotto nel lungo flashback dello Speciale.

Dampyr #106: Il ritorno di Bastet (Ruju/F.Russo)

Il 2009 si apre con il ritorno di Bastet, canonico quanto il titolo dell'albo che lo ospita. Un Harlan spiegone come non mai, che di tanto in tanto racconta quello che sta facendo mentre lo sta facendo come neanche Zagor, viene aiutato da Bastet (tornata in Egitto) ad affrontare Abremelin, alchimista ed ex amante della Maestra della Notte, poi diventato quasi immortale grazie al di lei sangue, e a recuperare Tesla, momentaneamente soggiogata, assieme ad alcuni ex non morti di Vathek, da una droga sintetizzata col sangue di Bastet. Alla fine tutto torna a posto, Abremelin muore e Bastet promette ritorno, non necessariamente da alleata. L'albo si rivela essere fumettisticamente un po' moscio, anche se contiene un paio di elementi che di per sé non significano nulla ma possono essere interessanti: "lacrime di rubino" (così si chiama la droga) è una pianta (e anche il nome di una birra), mentre Abremelin è il protagonista di un testo esoterico del XV° secolo contenente dei rituali magici... e quindi boh, almeno Ruju non ha usato personaggi e cose a caso. La cosa buffa è che il Book of Abremelin è stato riscoperto dalla Golden Dawn e in seguito da Aleister Crowley, e nella posta Boselli rivela che scriverà una storia su Crowley ove correggerà un errore contenuto nel #61.

Dampyr #107: Il musicista stregato (Faggella-Boselli/Majo)

Boselli ripesca un soggetto di Faggella che non avevano fatto in tempo a discutere e ad elaborare insieme, e lo elabora da solo. Vi inserisce sequenze autonome, come la capatina di Harlan e soci al castello di Roccabruna (una delle vecchie residenze di Draka), forse prequel di un futuro Special, ma complessivamente si attiene al canovaccio ideato dal musicista Faggella: inserire anche il musicista maledetto Giorgio Mainerio fra i characters della serie. Per farlo, viene data forma al presunto padre scozzese di Mainerio, al quale viene poi attribuito il ruolo di villain occasionale. Così, questo tal Mayner cerca di farsi resuscitare per mezzo di tre ninfe cattive delle acque friulane e di una possessione diabolica. Ci riesce, ma subito viene sparato e muore. Il canovaccio non va oltre a questo, ma ovviamente Boselli riesce a rendere l'albo interessante ed ottimo grazie ad una regia sapiente, ad un notevole montaggio e all'apporto del solito Majo in stato di grazia.

Dampyr #108: Il divoratore di anime (Di Gregorio/Lozzi)

Torna Di Gregorio con un altro episodio, anche questo tutt'altro che innovativo od originale a livello di plot, ma dalle atmosfere molto riuscite. Può essere anche questo considerato un episodio un poco politically correct, oppure il contrario, visto il tema di cui si occupa (il passato schiavista di Bordeaux). Quel che importa, comunque, è che è un episodio che inizia in modo notevole ed effettivamente poi diventa banalotto, ma mantenendo sempre un alto grado di leggibilità. Meriti e demeriti di Lozzi, all'inizio magistrale e verso la fine più legnoso? Comunque una buona storia storico-antropologica. Belli i flashback "alla Da Vinci's demons" (in anticipo).

Dampyr #109: Il cuore di Gorislav (Cajelli/Raimondo)

Curiosamente, la rubrica Dal buio... si occupa per una volta di cose banali. Il fumetto, invece, mostra un episodio del passato di Kurjak, quando uccise il suo commilitone Gorislav, diventato pazzo. Nel presente, Gorislav è ancora vivo: che sia un non-morto? No, è solo vittima di un incantesimo rom. L'episodio è molto bello per un'ottantina di pagine, sia per quanto riguarda i testi che i disegni. Davvero interessante e coinvolgente (ben resi gli scenari della guerra balcanica), anche se di soprannaturale ha ben poco. Il finale, invece, è il solito finale dampyriano, con morti goffe e frettolose e battutina dei protagonisti. Vabbè, pazienza, il ricordo del numero rimane più che positivo.

Dampyr #110: Lo spirito del lupo (Mignacco/Lozzi)

Come accaduto ai tempi della trasferta di Dreamland, Mignacco si occupa di mettere su una vicenda che possa portare Harlan negli USA, così da averlo pronto per la doppia di Boselli. In quell'occasione l'onnipresente sceneggiatore non si era sprecato in fantasia, ma stavolta le cose vanno meglio. La trama è il solito filler, ma è molto carina l'idea di legare la mitologia animale nativo-americana al mito del dampyr, mostrando l'animale-simbolo di Harlan, che non può essere altri che il drago. Inoltre la sceneggiatura, pur convenzionale (il giornalista stronzo, uff..), fila abbastanza liscia (tolte un paio di forzature nel finale). E gode dell'arte di un Lozzi in stato di grazia: un portfolio di 94 tavole da ammirare e rimirare.

Dampyr #111/112: Trappola a Las Vegas/La vendetta di Bugsy (Boselli/F.Russo)

Ingarbugliatissima (il riassunto della prima puntata è quasi una gag :P) storia doppia che vede il ritorno del cast di Vegas! e di Dreamland, oltre che di Jeff Carter, ridestatosi dallo status di zombie e tornato da Haiti negli USA. Ora Jeff è una mina vagante, alleata né col dampyr né coi Maestri della Notte, e Bugsy Siegel è di nuovo attivo, al servizio di Marsden. Boselli si prende ben due albi per raccontare in modo logico una trama altrimenti striminzita, soffermandosi sui vari passaggi (il risveglio di Carter ad Haiti, ad esempio, o i patemi di Lenny e Jim) e cucendo attorno ad essi atmosfera. Ci riesce, benché geograficamente la storia sia un continuo viavai che nella seconda parte fa perdere un momento il filo dei vari spostamenti.

Maxi Dampyr #1: Il signore delle vespe; Il segreto del bosco magico; Ombre nella giungla (Cajelli/Dotti; Cajelli/Piccininno; Masiero/Gramaccioni)

Nel 2009 Dampyr è ancora una delle 4-5 testate più vendute della SBE: i tempi sono maturi per una seconda collana supplementare da aggiungere allo Special autunnale. La scelta ricade sul Maxi estivo: lo 'slot' è quello che, da sempre, la SBE considera il più proficuo, e permette di dare lavoro ad altri autori senza appesantire il mensile, presentando storie non invischiate nell'ormai contorta continuity ideata da Boselli. Questo primo volume ospita tre storie. Le prime due sono firmate da autori ormai veterani: Cajelli, Dotti e Piccininno. La prima inizia bene, con un incipit che sembra promettere uno Shangai Devil orrorifico; poi diventa la consueta storia di Cajelli, coi mafiosi e i regolamenti di conti. La seconda, a modo suo, costituisce una sorta di omaggio a Mister No, unico personaggio bonelliano ad aver vissuto un'avventura nel celebre parco dei mostri di Bomarzo; anche in questa troviamo mafiosi e regolamenti di conti, ma conditi da un po' alchimia spicciola, Grandi Opere e filosofia occulta; materiale che gradisco. La terza storia è veramente un omaggio a Mister No, essendo scritta e disegnata da due ex autori della serie di Jerry Drake (entrambi al loro debutto dampyriano) e ambientata nei luoghi tipici delle avventure del pilota amazzonico. Le storie di Dampyr sono solitamente abbastanza 'fighette': quest'ultima non lo è, anzi, è abbastanza legnosa e goffa; al contempo contiene un certo 'non so che' di sperimentale, dei tentativi di dare una base diversa al solito canovaccio. Tentativi che ho piuttosto apprezzato. In più, Masiero inserisce un nuovo Maestro della Notte vietnamita che probabilmente ritroveremo. Così, tanto per gradire.

Dampyr #113: La nave fantasma (Cajelli/Lozzi)

Per svariate pagine questo episodio sembra un altro filler cajelliano, e invece la seconda metà rivela che lo è solo in parte. Il Maestro della Notte Akhar Nun (aka Caronte), al comando di una sorta di "Olandese Volante", si rivela essere un bel personaggio. Le sue represse velleità paterne infatti costringono Harlan a fare nuovamente i conti con Draka e le motivazioni oscure che hanno spinto suo padre a metterlo al mondo. Molto belli i i foreshadows di cosa sarebbe accaduto se Akhar Nun avesse generato un dampyr. E poi, location fra le più spettrali visti sin qui, battaglia finale una volta tanto inquietante: bello proprio questo numero, grazie anche (o soprattutto?) al magico apporto di un Lozzi di nuovo in stato di grazia (a pochi mesi dalla sua precedente apparizione, anch'essa eccellente). Peccato soltanto per la dipartita di Nun. Sarebbe stato un personaggio interessante. Mi chiedo se non sia stato Boselli a non volerlo tra i piedi.

Dampyr #114: La camera dello scirocco (Di Gregorio/Genzianella)

Capolavoro! O qualcosa del genere. Un po' fiction italiana, ma fatta bene, questo episodio palermitano scritto con passione dall'autoctono Di Gregorio e illustrato con perizia e stile da Genzianella. Un bellissimo filler mysterioso che fa venire voglia di andare a Palermo. Riuscitissimo.
Nota del 2020: è l'unico albo che ho riletto, ritrovandolo non così eccelso, ma comunque buono.

Dampyr #115: Sfida alla Temsek (Cajelli/Bocci)

Harlan & Co. assaltano una filiale della Temsek sul confine russo e uccidono un po' di poveracci trasformati in mostri.

Dampyr Special #5: La leggenda del vecchio ponte (Boselli/Bartolini)

Un altro Special veramente speciale: Harlan & Co. si recano al capezzale del padre di Kurjak, Miklos, moribondo e desideroso di compiere un ultimo viaggio allo Stari Most, il ponte di Mostar, distrutto dai croati durante la guerra civile e successivamente ricostruito. Incomincia dunque un viaggio che, come sempre accade nelle belle fiabe, presto diventa un viaggio interiore ed iniziatico (molti conti personali vengono regolati). Ciascuno del terzetto di protagonisti rivive un episodio del proprio passato avente a che fare con quel ponte, ed è così l'occasione per rivedere alcuni volti dei numeri più importanti per la mitologia della serie, come Yuri (il socio di Harlan nel #1), Gorka (il padrone di Tesla), le tre zie (nel frattempo tornate al villaggio) ed è anche l'occasione per rimettere in pista Nergal, dopo i fatti di Sinistrari (#104/105). Questa ultima vicenda è decisamente quella meno interessante, e almeno in questa occasione Boselli poteva rinunciare alle frasi fatte, alle mitragliate e ai mostriciattoli, ma comunque la sequenza non è molto lunga e non compromette l'elegante delicatezza del resto dell'albo, romantico e circolare, suggestivo e coinvolgente dall'inizio alla fine, capace di essere cupo e angelico senza mai snaturarsi.
Ah, dimenticavo: è il capolavoro di Bartolini.

Dampyr #116: Pioggia di demoni (Boselli/L.Rossi)

Dopo l'esperienza alla DC/Vertigo torna Luca Rossi con un nuovo, spettacolare portfolio di 94 tavole. Bellissime a vedersi, tali tavole sono anche piacevoli da leggere: Boselli si occupa qui del triste fenomeno delle State Schools statunitensi degli anni '50, ovviamente in chiave fiabescorrorifica. Tuttavia, se il lato 'formativo' dell'albo può dirsi riuscito, quello prettamente horror stavolta mi è parso piuttosto banale, e ritengo che l'importante tematica meritasse uno svolgimento più raffinato.

Dampyr #117: La selva della paura (Falco/Dotti)

Il 2009 si chiude con l'esordio di un nuovo sceneggiatore: il medico napoletano Claudio Falco. Non è un esordio memorabile: la bella location (la Nuova Zelanda) è utilizzata come set di un reality show assalito da mostri ringhiosi con gli artigli (che, sì, appartengono alla mitologia locale, ma non c'è uno straccio di spiegazione nelle 94 tavole). Anche il veterano Dotti sembra aver perso smalto.

Dampyr #118: Prigionieri dei sogni (Mignacco/Baggi)

Cosa ci fa una storia tra le tante di Dylan Dog in un albo di Dampyr? Fa il remake: precisamente del #86, La casa sull'orlo del mondo. Il plot si propone come sequel di quel numero (oltre che del #116, dato che di nuovo agiscono insieme Harlan e Aryel), ma di fatto ne ricalca la vicenda: di nuovo una casa invasa dagli esserini multidimensionali che si nutrono di paure. La differenza è che ai testi non troviamo qui il letterario Boselli, ma Mignacco: che rifà il tutto in stile dylandoghiano (quello malriuscito), con Kafka, i bacarozzi, i mostri tipo Incubus, i condòmini mediocri complessati (stereotipati), gli inquilini del terzo piano (Topor), il lieto fine sbrigativo, eccetera.

Dampyr #119: L'amante del vampiro (Boselli/Cropera)

Dopo due numeri scialbetti, eccone di nuovo uno bello. Gradevolissima storia 'gotica', anche un po' 'rosa' (come la mitica Transylvanian Express), dato che narra dell'amore fra la libraria fallita Joan e il Maestro della Notte 'cuore impavido' Mordha (ma qui siamo in Irlanda!), altro Maestro che muore troppo presto (nella posta c'è ancora gente che rivuole Akhar Nun). Ma non è solo bello corposo, l'albo: è pure fondamentale; infatti, credo per la prima volta (o la seconda?), si parla esplicitamente del dampyr "in carica" prima di Harlan, che mille anni fa costrinse Mordha alla fuga. Questo dampyr, la cui figura rimane nell'ombra, appare come visione ad Harlan, e credo proprio che in questo breve flash nasca una nuova sottotrama.

Dampyr #120: L'ombra del drago (Cajelli/Santucci)

Un altro filler domotico con Harlan & Ann Jurging vs creatura di turno. Quest'ultima è una Ghilàn dei miti persiani, sconfitta da un alchimista cinquecentesco che chissà se se lo è inventato Cajelli. Me lo chiedo perché in questa storia il Diè mi è sembrato abbastanza documentato, come nella storia di Bomarzo del maxi. La caccia al teso...pardon, al discendente è chiaramente inventata, ma è gradevole, fa venire voglia di girare la Germania per seguirne la pista; anche il ragionamento alla sua base, che segue una sua logica, è mysteriosamente interessante. Insomma, il finale è ovvio ma l'albo è carino. E con questo episodio si chiude il primo decennio di Dampyr. La posta annuncia esordi e festeggiamenti assortiti, ma per ora è evidente (dalla preview) che il festeggiamento vero sarà sul numero successivo.

Dampyr #121: La casa di Faust (Boselli/Ambu)

Decennale! Esordio di Fabiano Ambu e ingresso nel cast dampyriano di John Dee ed Edward Kelley (quelli storici, non le caricature viste su MM) e di Jake Ryker aka Ryakar, demone della Dimensione Nera... buono. Viene invece eliminato il primo attendente di Nergal, Nox, di cui onestamente nemmeno mi ricordavo. Ma Boselli promette che ci saranno altre defezioni dal cast regular, oltre che vari ritorni eccellenti (da Brumovski a Draka, da Lisa a Stuart Morrison). La posta (in un certo senso ben più corposa del fumetto) dice anche che il dampyr del #119 era già apparso nella serie: sospetto si tratti di Taliesin (#43/44). Tornando all'episodio in questione, la caccia allo Specchio Nero avrebbe potuto essere ben più interessante se i)fosse rimasta questione aperta e ii)se Boselli avesse optato per una narrazione più sofisticata (come quella degli Special) anziché per il consueto stile action. Di conseguenza, se i flashback dedicati a Dee sono più che riusciti (sarebbe una sfida intellettuale interessante provare a fonderli con quelli visti su MM), anche perché mostrano il primo litigio fra Caleb e Nikolaus, la vicenda al presente non è particolarmente brillante e svolgimento e finale sono quelli canonici (la tavola con più fascino è quella in cui Dean Barrymore e Maud Nightingale siedono sulla panchina davanti al lago). Comunque, al termine della vicenda Samael rinuncia a Tesla, mi auguro definitivamente (è una sottotrama che non trovo particolarmente appassionante).

Dampyr #122: Il penitenziario (Cajelli/Piccininno)

Filler carcerario zeppo dei luoghi comuni del "genere": i secondini nazi, le bande etniache, Danny Trejo. Può essere considerato interessante il tentativo di legare un fantasma ad un demone mitologico (il dio della morte dei Maya) benché il risultato finale sia quello solito. Da segnalare soltanto che Cajelli elimina il medium afroamericano da lui introdotto nel #85.

Dampyr #123/124: I senza morte/Nel covo del Maestro (Falco/Dotti)

La seconda prova di Claudio Falco è nettamente migliore della prima: lo sceneggiatore pare aver studiato a memoria le opere di Boselli tanto è perfettamente - appunto - boselliana la gestione delle 188 tavole, degli stacchi narrativi, della regia, del ritmo dell'intera sceneggiatura (finale affrettato incluso). Certo, il soggetto non è molto brillante e, soprattutto, è autoconclusivo, mentre - come si legge anche nelle due poste - ora che c'è in ballo un altro dampyr noi lettori abbiamo altri interessi che non le solite sparatorie con i non morti. Comunque questa doppia si fa leggere, nonostante Dotti alterni tavole molto riuscite ad altre più abbozzate (in entrambi i casi sembra di vedere Dante Spada).

Maxi Dampyr #2: Spectriana; Gargoyle (Baggi-Colombo-Cajelli-Boselli/Baggi; Cajelli/Baggi)

Se il primo numero del malloppone estivo della serie aveva mantenuto la connotazione "commerciale" tipica di questo prodotto, questo secondo numero viene interamente dedicato allo sperimentalismo e alla follia. Due caratteristiche che trovano un punto comune nel visionario Alessandro Baggi, non a caso illustratore di entrambe le vicende. La seconda è una classica avventura autoconclusiva con il "monster of the month", in questo caso un romantico gargoyle alchemico che non sfigurerebbe nell'indimenticabile serie animata. Filler, sì, ma gradevole. Il pezzo forte è comunque la prima storia, lunga quanto uno Special e narrativamente particolare quanto uno Special. Essa è infatti una storia-contenitore nella quale il quartetto di protagonisti vive avventure impossibili suggerite dal demoniaco libro "Spectriana", scritto e illustrato dall'angelo corrotto Samael. Le prime due sottostorie, Una cosa rossa e Io sono l'isola sono interamente opera di Baggi: le ho apprezzate molto, specialmente la prima, nella quale ho trovato quegli elementi che rappresentano un po' il mio ideale di horror bonelliano; la seconda è un saporito omaggio a Lovecraft e ai vecchi fumetti orrorifici americani e non si nutre di originalità ma di atmosfera. Segue La ricorrenza, ritorno ai testi a sorpresa di Colombo, anch'essa più lovecraftiana che mai. In questa terza vicenda il protagonista non è più Harlan ma Kurjak, che ritorna come anti-eroe anche nel quarto mini-episodio, Le rose di Caino, stavolta firmato Cajelli e dunque "pulp": gradito anch'esso. Il pezzo forte del pezzo forte è comunque rappresentato dalle ultime due sottovicende, nelle quali Boselli da il meglio di sé. La stagione dimenticata è una piccola wunderkammer, soprattutto all'inizio, quando si apre con squisite didascalie letterarie oggi impossibili da trovare in un fumetto; è l'episodio che svela l'enigma del libro misterioso e apre il climax conclusivo, manifestato e quindi risolto ne La rosa di Parigi, sequel "alternativo" dell'ormai classico Special Il viaggio dei folli (#4), nel quale il Caleb del passato soggiace ai piaceri della carne di Lady Nahema (del passato) e viene sconfitto dal Nergal del passato. Dopo una ulteriore conclusione fasulla, la storia si chiude. La domanda sorge spontanea: avrebbe meritato una collocazione a sé? Non lo so. Forse si poteva giocare editorialmente con il concetto di libro. O forse è stato giusto valorizzare anche una pubblicazione "mangereccia" come è il Maxi.

Dampyr #125: Stagione di caccia (Cajelli/Raimondo)

Esordio di Zarema, la sorella di Grigor Vurdalak, il Maestro ucciso agli inizi della serie. Il tentativo di creare un adrenalinico episodio tutto azione viene affossato dai tremendi dialoghi "zagoriani", spiegoni e di serie b. Peccato.

Dampyr #126: La stanza perduta (Boselli/Genzianella)

Boselli omaggia un altro dei suoi miti, Fitz-James O' Brien. Lo fa con un capolavoro di 92 pagine, a cui ne seguono altre 2 di aggancio al numero successivo. L'avventura, infatti, prosegue, con Harlan e Varkendal (il demone Collezionista di Sogni della Dimensione Nera) a spasso per il diciannovesimo secolo centrale, sulla scia dello specchio nero visto nel #121.
Ma questa trama da serial figo è, come di consueto, un mero pretesto per fare del bel fumetto tout court, una di quelle biografie inventate per cui erano celebri i mastri fumettai nostrani: Battaglia, Micheluzzi, Di Gennaro, Milani. Il risultato è sontuoso: non una caduta di ritmo, non una sbavatura; atmosfere (d'ogni tipo) pazzesche; mimesi idem; testi e disegni sobri e curati nel dettaglio. E se il sogno proibito di Harlan è Lisa, il mio è la Musa: vorrei saper scrivere fumetti così.

Dampyr #127: American Museum (Boselli/Dotti)

La doppia a sorpresa si conclude con un secondo capolavoro. Di nuovo, Boselli racconta due storie parallele, una storica e importante e l'altra moderna e figa. Nella prima entriamo nel micromondo della New York del 1857-63 e del museo dei freak di P.T. Barnum, per mezzo di un Harlan vampiresco e reclutato dal celebre imprenditore. L'immemore Harlan soggiorna con loro per ben 5 anni e questo ci permette di entrare nel vivo di quest'altro pezzetto di Storia, ricreato - come di consueto - alla perfezione da due autori ai loro più alti livelli artistici. Le Storie di Barnum, dei freaks, della questione razzista e di quella classista colpiscono e coinvolgono - anche per la loro sovrapposizione con il nostro becero presente, se vogliamo. Non solo: come se questo non bastasse, anche la trama "necessaria", con i comprimari della serie e i mostri, per una volta non è trash ma sontuosa e memorabile, complice un Dotti mai così perfetto e sbalorditivo; e la battagliona nella Dimensione Nera delle ultime quindici tavole, che vede impegnato quasi tutto il circo di "freaks" amici di Harlan (nulla accade per caso), angeli demoni e Draka lui medesimo compresi, è a questo punto la migliore vista nella serie.
Alla fine tutto ritorna a posto: ma questa doppia esperienza, come afferma il dampyr, sarà difficile dimenticarla.

Dampyr Special #6: Il segreto di Lady Lamb (Boselli/Freghieri)

Il ritorno della guest Giovanni Freghieri (qui ancora nella fase di stanca, Draka a parte) ci riporta al secondo Speciale e alla precisa volontà di tirare le fila della continuity. La narrazione dunque non ha l'afflato emotivo dell'ultima doppia, e non rinunzia, per motivi di mera ritmica, a resuscitare di netto la setta dei Lupi Azzurri, defunta ai tempi di De Vere. I due Blue Wolves sono dipinti come due cialtroni e vengono tranquillamente malmenati da Hanneke: erano necessari? Mah, vedremo. Il resto dell'episodio ufficializza lo status di relazione a distanza fra Harlan e la poliziotta di Gand ed offre, come portata principale, i flashbacks mancanti della storia e gloria di Lord Byron (e amanti assortite) e dei suoi rapporti con Marsden e Draka, in un vero e proprio cheapquel della storica doppia napoletana. Il risultato, come si diceva, non è apparentemente "poetico" (Byron e la lady del titolo sono due figure certamente tristi, ma non di immediata identificazione; sono anche molto patetiche, in tutti i sensi), ma è molto riuscito. E "la narrazione", si diceva, "non ha l'afflato emotivo dell'ultima doppia", ma sono da ammirarne la fluidità e la scorrevolezza.

Fuoriserie: Lucrezia (An.Scibilia/Cropera)

In occasione della 4° edizione di AutunnoNero viene dato alle stampe il terzo albetto dampyriano, scritto da uno dei fratelli Scibilia, Andrea, organizzatori della manifestazione (l'altro, Alessandro, illustra la cover). Com'è tipico di questi fumettini, una classica leggenda di fantasmi locale viene divulgata a chi non la conosce coinvolgendo l'eroe dei comics di turno, in questo caso Harlan (con Maud).

Dampyr #128: La locanda delle ultime feste (Marolla/Lozzi)

Altra new entry nel cast sceneggiatori: lo scrittore Samuel Marolla, che qui confeziona una storia piuttosto banalotta rinvigorita solo da qualche inquadratura scorrevole ben visualizzata da Lozzi. A dire il vero, la posta specifica che Boselli ha severamente tenuto sotto controllo l'esordiente; e allora non si capisce di chi realmente siano i terribili dialoghi con cui i personaggi spiegano ai lettori cosa stanno facendo.

Dampyr #129: Il tempio sull'Himalaya (Mignacco/Bocci)

Si chiude il 2010 con un albo invernale nel quale Mignacco imita alla perfezione il Boselli: uno splendido episodio tutto continuity, personaggi, Storia e snodi seriali, questo; in cui compare un Maestro simil-agarthiano che è buono e cura i non-morti, ma in realtà è Marsden e allora Draka e Agarthi lo combattono e Brumowsky rivive i tempi della guerra e Vera si sente vecchia e prossima alla morte. La mimesi è talmente riuscita che il finale è quello classico frettolosissimo e forzatissimo tipico del Bos. La meravigliosa arte di Bocci completa l'appagante esperienza di lettura.

Dampyr #130: La casa delle cicogne (Boselli/Fortunato)

Ancora esordi: stavolta è il disegnatore, ex di John Doe. Un ottimo disegnatore al servizio di un ottimo albo "di passaggio" (Boselli odia queste definizioni, ma questo è) scondito soltanto dal consueto abuso di ripetizioni di nomi e qualifiche socio-professionali, only 4 rincoes. Torna Ljuba-Lisa e le due metà si riconciliano(?). Torna Thorke e la novità sta nel fatto che tutta la truppa del Divadlo sembra decisa ad eliminarlo veramente una volta per tutte.

Dampyr #131: Carnevale di sangue (Raule-Cajelli/Santucci)

Filler di Febbraio ideato da un altro esordiente, per la prima volta donna: Susanna Raule, autrice di una classica storia di streghe ambientata in una buia Lucerna. Cajelli innesta la trama nella saga, trasformando le streghe in adepte di Thorke. Buoni i giochi di chiaroscuro, ma dalle tavole non è ben chiaro come Santucci sia riuscito a stregare la Marvel.

Dampyr #132: La donna nello specchio (Cajelli/Baggi)

Solito filler cajelliano, con personaggi "pulp" un po' sciocchi e tentativi di rigirare la zuppa: il non-morto corazzato, babbeo come quelli normali, e la "ragazza da salvare", che in realtà è complice. Baggi confinato nella gabbia (bonelliana).
L'albo ruota attorno a Marsden perché nel numero successivo inizia la saga londinese.

Dampyr #133/134/135/136: I vampiri di Londra/La notte dei pipistrelli/Città di ombre/Harlan contro Draka (Boselli/Andreucci)

Prima e unica "quadrupla" della serie, tour de force pazzesco richiesto ad Andreucci, che pazzescamente risponde con una prova pazzesca: pare Majo. Di Boselli già sapevamo tutto: dal suo disinteresse totale per i finali alla decisione di non chiudere mai definitivamente le trame portanti del serial. Nei primi due, sublimi albi spicca il lungo flashback nel flashback al Globetrotters Club (con Dexter Green "vecchio"!) prima e il ciminiano kilim del gran kalam, con tanto di Erlik Khan (ancora), poi: grande fumetto. La parte storica, con Bram Stoker e Ambéry, e il teatro, e le puttane, e gli irregolari delle streets, e Londra soffusa con le luci a gas, e le citazioni combo di From Hell-Nosferatu, è sicuramente coinvolgente, ma nel terzo e quarto albo viene forse tirata troppo per le lunghe. L'avventura quantobubbolosa di Harlan & amici, spediti nel passato alternativo-ma-non-troppo dallo scienziato buffo e dai telepati, alla fine si rivela una esperienza sfiancante: i nostri si separano, indagano, perdono la memoria, si ritrovano, si ridividono, indagano da capo, si ritrovano, ecc. e il dampyriano si ritrova a dover leggere gli stessi dialoghi più volte; i personaggi sono forse troppi, e alcuni vengono inevitabilmente relegati in secondo piano (ad es. Samantha, che addirittura si prostituisce, ma a nessuno importa); naturalmente, il finale è quello consueto, celere e sfuggente, e la morte del Marsden alternativo non colpisce certo quanto avrebbe potuto una eventuale morte del Marsden "originale". In termini di continuity, si chiude (?) la minitrama dei gemelli Fane (dal secondo Special), salutiamo un Lupo Azzurro rinnegato (vabbé) e scopriamo il piano segreto di Marsden e Draka alternativi: il primo fuole konkuistare monti kon tutti Marsten ti unifersi, il secondo vuole riportare tutti i Maestri a casa loro. Ciò dovrebbe interessarci in quanto i piani di Marsden e Draka di Terra-1 dovrebbero essere simili (fino a prova contraria). Comunque ora Marsden-1 dovrebbe avere risentito della morte di Marsden-2, quindi per un po' si fillererà.

Maxi Dampyr #3: Magia africana; La notte della taranta; Marea rossa (Cajelli/F.Russo; Crippa/Lozzi; Artusi-Lombardo/Raimondo)

Classico maxi a tre storie (con ben tre debutti). La prima è la consueta sparatoria paramilitare africana, con un po' di magia spiccia: si fa leggere, benché il cinismo di Harlan e Kurjak sia fastidioso; il lieto fine mette tutto a posto (ma sicuramente era più realistico il patto col generale). La seconda è un "mystero italiano" con toni da fiction televisiva, ma meno appassionante delle precedenti: se non mancano gli spunti interessanti, e l'atmosfera è immersiva (però Lozzi è meno entusiasmante del solito), la trama è decisamente ovvia e il finale affloscia tutto nello stereotipo di genere. La terza storia, invece, è un minestrone di clichés che sfocia nella noia: dagli zombies allo scienziato pazzo, passando per materiale probabilmente pensato per ammorbare Martin Mystère: la bionda "Diana", il newyorkese "professor Aldridge", il nozionismo copia-e-incolla, l'ecologismo spiccio à la Morales/Emmerich, il manufatto non-poi-così-perduto, il canovaccio da action movie di serie B tipico del peggiore MM; il tutto condito da dialoghi molto più che verbosi e dai disegni legnosi del diserede di Brindisi, che rendono tutto ancora più goffo. E pensare che dopo le prime due tavole mi ero ritrovato ad esclamare "finalmente una storia interessante!".

Fuoriserie: Il cimitero delle giostre (Cajelli/Fuso)

Quarto albetto dampyriano, il secondo per RiminiComix (2011). Non è di Boselli, e infatti è noiosetto, e ripropone un altro pseudo-robottone dopo quello del #95. Il disegnatore e copertinista è un esordiente.

Dampyr #137: Gli implacabili (Eccher/Dotti)

Ritorna Dotti, con un'altra eccellente prova artistica. Con lui l'ennesimo esordiente (e meno male che "non succede così spesso", stando alla rubrica), il cinematografico Eccher, autore di una prova interessante ma sprecata. Effettivamente, sia Butch Cassidy & Sundance Kid in veste di non-morti, che Huitzilopochtli lui medesimo in veste di Maestro "sotto sale" (:D), sarebbero stati personaggi meritevoli di ritorno. E invece in nome del fillerismo si è scelto di buttare via tutto così. Mah. Vabbé, in realtà non mi è chiaro cosa ci facesse un Dio azteco sepolto in Bolivia; qualche flashback sulla sua vita passata, a questo punto, non farebbe mica schifo.

Dampyr #138: Valzer Cajun (Cajelli/Piccininno)

"Monster of the month" che più classico non si può, con l'ennesimo demonietto della Dimensione Nera. In questo tipo di storie il grosso lo fa il contesto folkloristico, che anche in questo caso posso dire di aver gradito (peraltro, come nella migliore tradizione di Supernatural, è probabile un sequel, vista l'ultima vignetta). La canzone del Saman Patou è intrigante, e allora il difetto di un fumetto del genere è... di essere appunto un fumetto, e non una serie tv: ascoltarla in sottofondo avrebbe aumentato il coinvolgimento (ammesso che la canzone sia reale: la posta si occupa di tutt'altro; però l'albo sembra essere ben documentato).

Dampyr #139: Firmato: Bugsy Siegel! (Boselli/F.Russo)

Episodio del filone ammeregano della serie, con Carter, Pajella e compagnia: finalmente viene eliminato il sopravvalutato Bugsy Siegel, anche se il vero protagonista del numero è Jeff Carter, l'amorale psicopatico per cui tutti stravedono (per fortuna Kurjak dice la sua sulla moda per i mafiosi televisivi). Abbiamo la conferma che Marsden è indebolito dopo gli eventi della quadrupla e che Russo è un grande disegnatore, sebbene almeno una vignetta - per la prima volta su Dampyr - sia palesemente ritoccata (in peggio) dalla mano redazionale. Tolte le formalità, l'albo si segnala soprattutto per essere l'albo di Ottobre 2011 e per invitare, nella rubrica, ad incontrare Sergio Bonelli all'imminente LuccaC&G :(.

Dampyr Special #7: Shadowman (Mignacco/Baggi)

Storia di supereroi-omaggio piuttosto scontata, ma ben visualizzata da Baggi (che è anche il protagonista). Vi agiscono Lady Nahema e Melkiresh, nel ruolo dei supercattivi babbei. I mostri ideati da Gaudì e Baggi sono simpatici e forse avrebbero meritato di comparire in un intreccio più complesso, con dialoghi meno stantii. Anche Rigall, il gestore nichilista della fumetteria, si presterebbe bene ad una seconda comparsata.

Dampyr #140: La ballata di Re Orpheus (Boselli/Al.Scibilia)

Lo Scibilia disegnatore esordisce sul mensile nell'albo che ospita l'accalorato saluto di Boselli a Sergio Bonelli. La malinconia per un passato già trascolorato nella leggenda e il desiderio di un presente-futuro comunque vivo trovano una valvola di sfogo nell'opportuno episodio "vecchio stile" con i cacciatori di fantasmi dell'Università di York - che non vedevamo da un pezzo - e col musicista semifatato Stuart Morrison del #73: settanta e passa tavole di atmosfera tangibile e dal ritmo deliziosamente "lento", che si smorzano soltanto nelle successive venti, laddove l'abitudinaria frettolosità conclusiva ci riporta alla realtà e al tran tran seriale, ricordandoci chiaramente che "the show must go on" (ma, per una volta, ne potevamo fare a meno).

Dampyr #141: Rosalinda delle zagare (Falco/Bartolini)

Mystero italiano à la "Montalbano horror", dove, purtroppo, il mystero è inventato e dove la fiction ha più spazio della Storia. Comunque non è male, ed è davvero piacevole da guardare. La leggenda è carina e il titolo è bello (ma tutto si riduce a questo).
La posta preannuncia novità riguardo alla Dimensione Nera, ma la pietra di questo albo si rivela essere il solito mcguffin (a meno che Harlan non ne abbia conservato i frammenti). L'identità del villain rimane però ignota, e questo potrebbe significare qualcosa.

Dampyr #142: I fantasmi di Distretto 6 (Falco/Benevento)

Ancora Falco, con un episodio realizzato "a tavolino" con gli ingredienti che hanno reso celebre la serie: i disegni molto curati (in questo caso del futuro autore di Lukas), un argomento storico-sociale sempiterno, un pizzico di folklore turistico, dialoghi supereroistico-televisivi, un nuovo Maestro della Notte fighetto (Victor Laforge, che prende il posto di Vathek), un po' di sparatorie con i non-morti razzisti e le gang di strada. Il risultato è proprio quello che ci si aspetta.

Dampyr #143: La bambola veneziana (Marolla-Boselli/Fortunato)

Arte evocativa e raffinata per un soggetto che Boselli si vanta di avere rubato e stravolto attraverso varie riscritture. Contento lui: l'idea della bambola sessuale "senziente" era interessante (seppure non nuova), ma l'albo - tolto il flashback storico con Casanova - diventa presto piuttosto ripetitivo, prevedibile e noiosetto (in una parola: sfiancante). Un paio di scene abbastanza pecorecce tolgono un po' di credibilità all'intera vicenda.
Nella rubrica, un fuorilegio di spot editoriali (a Marolla e non), tanto da far dubitare per un momento della spontaneità del redattore :D.

Dampyr #144/145: La corona di ferro/Il demone delle cose perdute (Boselli/Majo)

Ancora Italia, stavolta a Milano, sviscerata in lungo e in largo nel tempo e nello spazio alla caccia della corona di Teodolinda, dai biblici retaggi. I creatori della serie regalano un'altra doppia avventura meravigliosa e malinconica, ricca come poche altre di spunti elementi e personaggi, sicuramente la più simile a Transylvanian Express (tant'è che c'è pure "Rakosi"): il Campanile della Val Montanaia, Avignone, la Milano di ieri e di oggi, quattro epoche a confronto ('600,'800,'900,2000, più squarci di passato remoto), i moti dell '848, Cattaneo, Cristina di Belgiojoso (questa è anche la storia che chiude il 150°nario dell'Italia unita) e una marea di altra roba. Il tutto "dietro l'angolo di casa", come ai tempi del miglior MM. Viene proprio voglia di riviverla di persona.
Il finale è affrettato ma in modo decisamente meno fastidioso del solito.

Dampyr #146: Il Signore Verde (Boselli/Cropera)

Prosegue l'altalenanza boselliana: dopo un numero insolitamente noioso e una doppia tra le più sublimi, ecco un albo insolitamente "medio". Privo, altrettanto insolitamente, del solito finale affrettato, l'episodio tratta - a modo suo - uno dei temi che più preferisco e sento vicini. Eppure lo fa con un'Argentea trama, Bavosa e Fulcesca, che più di genere non si può, riproponendo, dopo soli sei numeri, Maud, Nicole e Stuart Morrison. Fatto questo, nelle ultime due vignette butta lì il prologo alla prossima macrotrama principale, che prenderà il posto di quella agarthiana. Così.

Dampyr #147: Tributo di sangue (Eccher/Dotti)

E, ancora, nella rubrica Boselli promette novità autunnali, ma, soprattutto, saluta Dotti, che B. trasferisce su Tex. Grossa perdita per la serie, e questo suo penultimo episodio è solo una parziale consolazione. Episodio a metà, un po' filler un po' no, dato che c'è Thorke, però non fa sostanzialmente nulla. Dal punto di vista etnografico è interessante, e bisogna riconoscere a Eccher il tentativo di usare le nozioni (vedi lingua mirandese) per muovere la storia, ma certamente i grandi autori del fumetto italiano del passato avevano molta più classe.

Dampyr #148: La fortezza dei Naphidim (Boselli/Ambu)

Tornano Ambu, Lady Nahema, l'angelo ribelle dell'albo omonimo (Kasdaeth) e i ragazzini di Vlatna, Vlatna come spok di Nergal e Araxe in sogno d'amore di Harlan, ma la lotta incombe: ed ecco un battagliero albo tutto continuity, che toglie dai giochi Semyaza (morto), Nahema (bloccata in un'altra dimensione) e l'ipercubo multidimensionale dei Naphidim, in un potpourrì di romanzo formativo, horror biblico e fantascienza classica. Sorprendente ed esaltante soprattutto il passaggio dalla sequenza del monastero (davvero orrorifica) all'ipercubo dei Naphidim con le orecchie a punta e i quadranti stellari.

Maxi Dampyr #4: Operazione Viper; Urla dal profondo; L'essenza della follia (Cajelli/Santucci; Cajelli/Piccininno; Cajelli/Baggi)

"TuttoCajelli" estivo da sciropparsi sulla sdrajo. La prima storia è uno "sparatutto complottista" con la Temsek (il seguito del #115), ma solo nella seconda metà; nella prima è un omaggio a Lost che mi ha fatto abbastanza simpatia, con tematiche giuste sfruttate in stile Hollywood. Santucci lozziano. La seconda è la solita roba alla Scooby Doo, ma con un demone vero, che però sembra un cartone animato (il granchio di Oceania). Mi chiedo perché ci sia ancora chi investe risorse su materiale simile. La terza storia è leggermente più interessante, grazie al demone profumiere simile a Nikolaus e al nuovo villain che porta seco, il generale Zefon delle legioni infernali dell'"altra parte". Vagamente straniante l'assenza di una rubrica che approfondisca le note vicende storiche che hanno ispirato il fumetto e un famoso film, ma, d'altro canto, la storia è raccontata in modo leggero e terra-terra e non ha certo grandi pretese. I demoni di Baggi cominciano ad assomigliarsi tutti.

Dampyr #149: La Loggia del Crepuscolo (Marolla/Dotti)

E salutiamo Dotti con un "tie-in" postumo del filone di Vathek, estinto con la morte del Maestro, svariati numeri fa. Il suo non-morto, sepolto "vivo" per 500 anni, doveva essere uno schermidore sopraffino: così annunciavano preview e copertina. E invece qui di spade non se ne vede neanche l'ombra. In compenso abbiamo più d'un "rraagh" e lotte clandestine fra non-morti per ricconi annoiati. Un intreccio non esaltante, che però non sembra fuori posto in una serie come questa, e dove i vampiri, per una volta, sono giustamente bestie (gli umani lo sono sempre).

Dampyr #150: La scelta di Lisa (Boselli/Lozzi)

Centocinquanta! Il traguardo viene "festeggiato" con la morte di Lisa, uccisa (su sua richiesta) da Jeff Carter, preludio di una mini-minisaga autunnale. Un Lozzi apparentemente più impreciso del solito illustra un albo che si divora tutto d'un fiato, finendo per ritrovarsi a pag.80 e rotti senza nemmeno accorgersene, e con Harlan che compare soltanto a pag.49 (!), pronto per essere torturato da Thorke. Le ultime tavole regalano, invece, uno dei rari momenti di serenità del gruppetto dei buoni, che scopacchiano e si rilassano, permettendo alla tormentata Lisa di godersi un po' di quel poco di vita che Boselli le ha concesso.

(2014,2016)