Verbale della requisitoria avente per oggetto la messa in discussione e la ridefinizione delle disposizioni ricevute in data odierna inerenti i fatti che portarono alla redazione dei testi qui in esame
mercoledì 7 ottobre 2020
MARTIN MYSTÈRE (3)
Altro soggetto appioppato a Castelli da quei fans che lo assillano da anni: per liberarsene li assumerà senza concorso.
Idea sciocchina copiata da "Ai confini della realtà" versione anni '80, che aveva proposto remakes dei migliori episodi della serie classica, tra cui quello celeberrimo dei gremlins, misti ad altri originali, tra i quali quello sui folletti irlandesi.Castelli non ha la minima idea di come riempire le pagine: il mestiere lo aiuta per metà storia, tenendo alta la suspence; ma una volta introdotti gli gnomi, la serietà non può che andare a farsi benedire, ed ecco Alice e i Puffi. Negli anni 2010 questo metodo di lavoro diventerà lo standard.
Ma qui il mestiere prevale, e la storia antediluviana del piccolo popolo riesce a colpire, grazie soprattutto al pazzesco apporto del disegnatore, alla sua ultima presenza mysteriana ufficiale.
Storia "dalle atmosfere dylaniate" (il ché la dice lunga sull'opinione che aveva Castelli di DD, o forse leggeva solo quelli di Chiaverotti), dunque ripubblicata nell'Oscar Mondadori con i due team-up.
Recagno, grande appassionato di questa vicenda, ne proporrà un breve seguito, altrettanto riuscito.
[rb4] TEMPO ZERO (Castelli/Alessandrini) {10 pp.}
Remake dell'omonimo classico e seguito di "Dreamland", appartiene alla serie parallela realizzata per "Comic Art".
Disegni simpatici. Nell'edizione "Comic Art" il Presidente preso in giro è Bush sr., ma nel 1988 doveva essere ancora il suo predecessore.
[77-78-79] UN ENIGMA DI NOME JASPAR - IL RAGAZZO PRODIGIO (Castelli/Chiarolla) {152 pp.}
Indiscutibile capolavoro. Vortice di rimandi iconografici, letterari, filosofici. In questo è un episodio di MM tra i più esemplari, da studiare e ristudiare. Una miniera inesauribile di spunti, una storia-babele che ha solo la forma di un thriller desueto.
Disegni perfetti, geniali. Questo disegnava i porno svogliatamente, sembra impossibile che sia sempre lui.
Quatermass Price Kaspar Hauser Berlitz Borges Calvino Jung Eco Chomsky Dickens Omen Fruttero e Lucentini, c'è da perdersi.
Vertigine della lista. Enciclopedia dei mysteri. Non sperate di liberarvi di Martin.
È l'equivalente delle inquadrature distorte di Casertano per i "Dylan Dog" di Sclavi.
Come se non bastasse, anche il seguito sarà bello.
Oggi Jaspar è il beniamino di "Get a Life!".
[rb5] NOSTRA SIGNORA DEI FULMINI (Castelli/Alessandrini) {10 pp.}
Svolta epocale: il primo racconto breve turistico-promozionale!
Non solo: è il primo dell'inesauribile filone ferrarese del delta del Po e della salama da sugo. Manca solo Roda/Rodhes.
Molti "Nipoti di Mystère" vengono da qui, ma io sono della cerchia asimoviana di "Morte al varietà".
Disegni divertiti, bella colorazione carica nell'edizione "Comic Art".
[79-80] LA DONNA IMMORTALE - LA MACCHINA INVINCIBILE (Medda&Serra&Vigna/D.Bastianoni) {126 pp.}
I tre lettori che idearono "Il mistero del nuraghe" avvertono l'impellente necessità di riappropriarsi delle loro idee. A Castelli non pare vero poter delegare a dei sottoposti la chiusura di una trama che non gli interessa più: nasce una nuova consuetudine.
Fan fiction da prendere con le molle, è una sorta di "Get a Life" in anticipo sui tempi, un'appendice a storie già scritte, che ha il solo scopo di mettere i puntini sulle i. In questo caso, il clone mancante del "Segreto della grande piramide": però da lì la storia torna a tirare in ballo i muviani e ci riporta in Sardegna, da Bepi Vigna (che finalmente si può sceneggiare), e ufficializza la questione della memoria perduta e delle Madri. Bello vedere Martin ricordarsi le storie vecchie, intrigante (all'epoca) l'idea che gli albi fuoriserie non fossero da considerare tali.
Fanservice evidentissimo (di nuovo Orloff alleato temporaneo), una storia emo che ha dei presupposti (più o meno) e un bel finale, oggi dimenticato (dagli autori ufficiali, quelli di "GaL!" se lo ricordano), col Museo del Cairo in mano agli Uomini in Nero.
Arte altrettanto fanservice, che fa la cover di Claudio Villa e omaggia El Morisco di "Tex".
A posteriori, è diventata l'epocale avventura in cui Martin usa per l'ultima volta l'"arma a raggi". Il perché ce lo spiegherà Cappi nei romanzi (in breve, Martin si rende conto di non essere il cattivo della serie).
[80-81] IL VIRUS ELETTRONICO - SANTA CLAUS 9000 (Castelli/Roi) {108 pp.}
Ancora un lascito de "La vera storia di Babbo Natale" (film che non ho mai visto, ma di cui avevo la vhs, pretesa capricciosamente alla Standa). Castelli lo aveva stroncato su "Eureka" (o proprio sull'Almanacco, non ricordo) e questa ne è la sua versione.
Da bambino avevo anche l'idea che l'informatica fosse una scienza magica, e per Castelli doveva essere lo stesso (ma lui aveva 40 anni).
Storia invecchiatissima, ma ancora arguta, quando Castelli ritiene che i compiuters impigriranno la gente (eccetto lui).
Sceneggiatura divertita e divertente, di quelle di cui l'autore si pente all'ultimo istante ed etichetta come sogni infantili. La sua versione attuale, che non si pente di nulla, l'ha subito selezionata per l'inserimento nel catalogo Eppol.
Il disegnatore, proveniente dai pornazzi e al tempo già nello staff del rampante "Dylan Dog", è a suo agio anche con una vicenda innocente come questa, e ci regala un meraviglioso calcolatore che ricorda i deliri di Gilliam e Cronenberg (ne rivedremo un remake-omaggio in una storia di "Topolino" di molti anni dopo; lo stesso Roi poi realizzerà il corto "Vamp").
Scene cult: il virus elettronico raccontato come se fosse biologico; i militari nel panico; l'arguta, dotta e meravigliosa storia della famiglia Klaus; i disegni.
Si tratta, comunque, di una storia immaginaria: Martin viene teleportato e si meraviglia di questo; molti anni dopo affronta di nuovo l'argomento e lo ritiene impossibile.
La scenetta iniziale, in cui Martin disegna le donne nude al pc, sarà riciclata nell'edizione Mondadori de "Gli Uomini in Nero", in quanto rispecchia meglio i gusti del pubblico contemporaneo.
Alla fine, cosa c'entra Samuel Klaus con San Nicola? Niente, come si vedrà più avanti.
Nel 1949 Martin desiderava un mappamondo. Il padre non deve averglielo comperato perché terrapiattista. (Quando si dice il caso (?), il primo mystero risolto lo vedeva trovare un mappamondo antico.)
[Almanacco 1989] LA SCINTILLA (Castelli/Della Monica) {70 pp.}
Finta strenna, anzi, fanta strenna (il titolo di un Urania): bel racconto di fantascienza sociale e alternativa. L'isola "senza morte" e i cargo cult ce li ricordiamo tutti.
Unica comparsata dell'artista, subito spedito a "Tex". Gli è andata bene.
Il dossier è il più geniale di tutti: "Dal big bang all'anno zero", con la Storia Alternativa del mondo. E così sappiamo perché non è semplice trovarlo all'usato: pare che, da allora, un misterioso collezionista newyorkese faccia incetta di tutte le copie in circolazione.
Memorabile anche la recensione del "Pendolo di Foucault" nella sezione "Attualità" (mi piace attribuirla a Medda).
Nella storia agisce il nipote dell'Uomo in Nero Sullivan, ma la storia è da considerarsi immaginaria (per evidenziarlo, Castelli ha realizzato appositi prologo-epilogo in cui il titolare della testata è vecchio e muore agonizzante).
Nella ristampa su "MM Extra" sono state tagliate le due tavole iniziali con le date e gli orari di nascita della Terra e delle specie animali (evidentemente Cicap è riuscito a salvare la propria copia dalle grinfie del misterioso acquirente).
[81-82-83] LA PIRAMIDE SOMMERSA - IL CANTO DELLA SIRENA - IL GIORNO DEI DELFINI (Ottonello-Castelli/Bignotti) {192 pp.}
Soggetto evidentemente modificato. Il prologo diventa un omaggio alle prime storie della serie e un saluto a Von Hansen, personaggio che Castelli non intendeva più utilizzare (poco dopo la tavola rotonda organizzata assieme e annunciata in un vecchio numero, Von Hagen era morto). Per l'occasione, Martin si presta ad interpretare nuovamente la parte dell'alternativo dalla mentalità aperta.
Il resto è una vicenda vacanziera - Bahamas, Miami, Grecia - in cui Castelli si fa una vita e chiosa un paio di questioni rimaste aperte del vecchio filone "subbacuo" (il laboratorio cretese), cominciando a punzecchiare Diana per farla sembrare un personaggio.
Disegni azzeccatissimi, sembra proprio di stare al mare. Forse qualche primo piano riaggiustato in sede? O forse no.
Prima menzione per Oduarpa, e forse la prima (?) apparizione di una Donna in Nero, con Martin che trasecola, stupefatto. Gli piaceva tanto.
"Ho la netta impressione che mi stia sfuggendo qualcosa". "Sì, Mystère. La vita. Vi sta sfuggendo la vita".
Solo dopo si rende conto di essere partito per un altro continente sulla base dell'opinione di una tizia conosciuta da poco.
Dal baccalà all'uomo-pesce, le storie di Martin e Brend scorrono parallele. La seconda, però, è narrata con piglio tragico, come ai tempi del vampiro, e colpisce.
Esordio di Patsy, che dà del "crapulone" al lettore e fa lo spiegone/retcon di Atlantide ("75000 anni fa", "Ruta e Daytia", "effetto serra").
Insomma, tutte 'ste povere bestie stanno in Romania, adesso?
Altrove ha il sonar di Patsy.
Finale mozzafiato-aperto, con Brend-pesce in fuga. Castelli se ne vergognerà.
Anni dopo, Martin avrà la nomea di fumetto colto e verboso, ma tutti ricorderanno la storia del delfino parlante.
"Lazarus Ledd" la rifarà a modo suo.
[83-84] ZONA X - ASSURDI UNIVERSI (Castelli/Bagnoli) {120 pp.}
Capolavoro o giù di lì che, in prima lettura, mi lasciò trasecolante e stupefatto come Martin a Creta.
"Qui si parrà la tua nobilitate", dice Jerry, che non è lo zoticone che vedremo al college nelle retcon per giovani postmoderni.
I racconti sono solo due, ma che racconti. Non ne ho ancora rintracciato le ispirazioni. Anche se "31 Dicembre 1899" mi ricorda qualcosa, ma non so cosa. "Ipse dixit" è davvero geniale. Troppo.
Scene cult: Zichichi, Rubbia, la bistecca, il vaso. Che ansia.
Martin non ricorda "Notturno" di Asimov.
Ristampato a puntatine nel Maxi Zona X con la storia prequel.
La scena della bistecca dà una sensazione di calduccio famigliare come poche altre. "Questo è proprio il fumetto che fa per me", pensai, mentre mia madre chiamava, ché la cena era pronta, e mio padre tardava su Windows 2000. Gli sceneggiatori odierni non sanno creare empatia né situazioni in cui ci si possa immedesimare.
Dicevamo che i racconti sono solo due, perché Castelli aveva già deciso di fare lo spin-off, e si teneva gli altri da parte.
[85-86] I MISTERI DI LONDRA - LA TERRA CHE NON C'È (Castelli-Pennacchioli/Cimpellin) {188 pp.}
E ancora un Classico dell'aneddotica, il preferito dei sardi, da rileggere e ricordare con nostalgia all'ospizio.
Il robottino che Castelli aveva per davvero, ma soprattutto l'aneddoto della strada sbagliata e della piazzetta mai vista. A me capita quasi ogni giorno. Come dicevo, gli autori di oggi non sono minimamente in grado di ideare situazioni in cui il lettore può ritrovarsi.
"Chi è il misterioso personaggio a cui si riferisce Martin Mystère?". Viene da piangere.
"Babbo Natale l'ho conosciuto qualche mese fa. Spero di conoscere presto anche Pinocchio..". Infatti nel '94 abiterà in Italia.
Mistero faceto, ma abbastanza geniale. Il finale non è importante, infatti lo sceneggia un sottoposto.
La retcon di Recagno sarà migliorativa, o comunque non peggiorativa.
Oltre agli Aristocratici c'è l'ispettore Bloch, ma il lettore deve accorgersene da solo.
Molte le scene comiche, per via dell'artista. Basti dire che Martin sequestra un uomo di colore.
L'artista, tuttavia, faceva anche i pornazzi, e infatti Peter Pan (bambino) fa proposte sconce a Diana.
[Speciale 6] NEW ATLANTIS (Castelli/Alessandrini) {128 pp.}
Capolavoro.
Con un finale apparentemente più sbrigativo, rispetto agli altri Special, o forse è soltanto umoristico.
Fino a pagina 120 circa si viene tramortiti da tonnellate di nozioni, spunti, suggerimenti, stimoli, ad ogni pagina.
Memorabile incipit col ritrovamento della tomba di Scespir da parte di Dee e Kelly redivivi (ancora cattivi).
Gente che grida "Caliban" come se dicesse "Balabù".
"Caliban" è l'anagramma di "Ilcaban", che assomiglia a "Vilcabamba". Tipica elucubrazione da water.
Il lettore deve decifrare il codice di Bacone, ma Martin ha sbagliato a scrivere. Allora nella ristampa Recagno, vestito da Star Trek, lo corregge. Adorabile.
Dialoghi da manuale, con gestione esemplare dei tempi comici. Da antologia il carismatico monologo di Tower.
"Altrove" è ancora una didascalia, ma inizia il tormentone dei vetri oscurati.
Tower è presentato di nascosto, come un cattivo. Siede con le gambe accavallate. Una scelta stilistica che verrà riproposta anche l'anno seguente (CTRL+C).
"I sostenitori dell'ipotesi extraterrestre, con i quali non sono mai andato d'accordo", dice con sicumera il titolare di testata.
Durante la conversazione con Tower, però, sembra ancora lucido.
Tuttavia, prima aveva rammentato la civiltà di Tunguska solo per specificarne l'estraneità ai fatti (su quali basi, poi? boh).
Umberto Volpini è un collega di Castelli.
Il tizio con gli occhiali che va a prendere Martin è Brody?
Nella sezione "Nuova Atlantide" lavora Decio Canzio (ci sembra lui).
Nell'agosto 2006 doveva finire il mondo. Infatti all'uscita di "Oggi, domani e ieri" speravo in un inside joke (povero piccino).
Divertente confrontare il "NY Times" fasullo e quello vero. Al posto di "USA-USSR together to save the world" c'è "Mexican and a Kenyan triumph in the Heat".
Disegni dal doppio stile, vecchio e nuovo: forse l'albo è stato pubblicato in ritardo rispetto all'originale concepimento (da qui anche il finale).
Da tutto questo Recagno trarrà una trilogia pazzesca.
"Extraterrestri e UFO" mi piacque moltissimo. Invece un libro sul Progetto Blue Book, che raccontava le stesse cose, mi annoiò terribilmente. Alla fine ho rimosso entrambi.
[87-88] L'UOMO DELLE NEVI (Prosperi/Tuis) {129 pp.}
Si conclude circolarmente l'era Prosperi, con l'upgrade della sua storia d'esordio.
I sasquatch erano yeti clandestini, gli yeti sono marziani, no, atlantidei emigranti mutati. Quindi i sasquatch sono migranti clandestini mutati. Risorse infette che sputazzano. Un panegirico tanto assurdo quanto affascinante, divenuto di culto.
Disegni piacevolmente vintage, per una vicenda in cui si ripetono, a mo' di saluto, situazioni tipiche dei primi numeri: Diana idiotamente gelosa (peraltro si ostina a insultare autisticamente Sarah Hunt chiamandola "orfanella"), l'ennesimo ritorno in Cina, gli animali giganti/allucinazioni/ologrammi, una Donna in Nero. Alla fine Martin non può che dire: "Atlantide! Ancora Atlantide..". Il bestemmione lo deve aggiungere il lettore.
Diana conosce "The Spirit" (scelta azzeccata, a Castelli piaceva).
Martin considera "Star Trek" un "film".
Le ultime pagine sono un'aggiunta posticcia, per tirare la foliazione e far litigare i fidanzatini in vista della storia successiva (ma ai newyorkesi basta andare a Parigi per fare subito pace).
La vicenda di Kenneth Westland e degli Incas volanti non ci è mai stata raccontata. Qualcuno lo dica a Cappi.
Prologo altrettanto posticcio, la storia doveva uscire qualche mese prima. Da antologia lo svarione - poi corretto nella ristampa - su piazza Tienanmen, dove tutto sembra filato liscio (insomma, avesse mai azzeccato una previsione, questo fumetto).
La storia dell'esercito di terracotta è più volte menzionata come lasciapassare.
Ultima apparizione per Nat Shapiro e Sarah Hunt. Mi mancano.
Uno degli episodi più riusciti di "Get a Life!" sarà il prologo di questa avventura.
[88-89-90] LA SETTA DEGLI ASSASSINI - IL SEGRETO DEI TEMPLARI (Ottonello*-Castelli/Roi) [*non accr.] {188 pp.}
Capolavoro che vale doppio, in quanto tratto da una sinossi che sembra presa dal "Topolino Libretto" coevo, pubblicato giusto in tempo per contrastare "L'ultima crociata" (appena uscito negli USA).
Tutta la parte del tizio che non riesce a dormire e degli analfabeti funzionali che ascoltano sempre la musica a tutto volume è spaventosamente attuale, ma è evidentemente un inserto estraneo al ciclo cavalleresco.
Ma qui sta il genio di questo quarantenne, elegantemente vestito, dalla casa ricca di souvenirs: nella sua capacità di connettere elementi estranei ed amalgamarli con il mestiere acquisito in tanti anni di carriera. La biblioteca di Babele mentale, di cui parlava nel libretto "Come si diventa autori di fumetti".
Il calice assomiglia ad un amplificatore: basta metterci un allineamento cosmico, e la minaccia è servita. Il Graal è anche Pietra, quindi Monolite, quindi Martin ritorna feto, come in quel film (dove il monolite era pure amplificatore), e l'esperienza gli è fondamentale per cogliere meglio qual è il suo ruolo cosmogonico (per Cappi non sarà abbastanza, e dovrà aggiungerne un'altra, salvo poi ripartire proprio da qui). Ecco dunque la continuity, "Il presagio", Kut Humi, Orloff (una particina), il Graal che viene trovato, ma no, ce ne sono altri, un serial che sembra finire, ma no, la Cerca è ancora lunga.
Ma questo si può trovare anche in "Indiana Jones", e allora ecco nozioni su nozioni, e dialoghi adulti, per persone adulte.
Non è importante che tutta la storia del Vitriol e delle cattedrali non sia un'invenzione di Castelli, è importante che sia appassionante.
Non è ben chiaro quale sia il ruolo di Ottonello in tutto questo: forse Re Mida, forse "Ruud Payns", forse ha prestato a Castelli "Il Pendolo di Foucault". D'altronde è menzionato soltanto nella bozza caricata dalla fu mailing list.
Sì, Re Mida. Aveva un Graal. Non lo sapevate? Non siete gli unici. Nemmeno gli autori di MM lo sanno.
Disegni di Roi suggestivi, talora ricordano inquietantemente Bagnoli. Giustamente scelto per via dello schizoide complessato, di matrice chiaverottesca.
Chiaverottesca, ma guardate com'è scritto il dialogo iniziale tra Martin e Travis. Brividi. Ed è il dialogo dove si menziona Jim!
Terza apparizione per Charlier. Martin non gli porta rancore da un pezzo, perché - come non manca di ricordare - "ha saputo riconoscere i suoi errori".
Sir Galeotto? Forse Bernardo voleva dire Galahad.
Martin risolve un enigma di sua sponte soltanto sotto tortura.
Alla fine Travis gli crede senza battere ciglio. Perché? Lo abbiamo raccontato su "Get a Life!". Forse.
Ma insomma, questa storia parte dalla presa in giro di MTV e arriva alla Guerra Santa. Rendiamoci conto.
Comunque, lo dicevo io che non potevano essere 14 tra Graal e Pietre. Cappi mi darà ragione.
Maitre Jacques lo reincontreremo nel seguito spirituale di questa vicenda, mentre il tizio cui accenna Kut Humi sarà nel seguito materiale. Nel seguito viadimezzo rivedremo, invece, una sequenza riciclata. Diana rapita a morte? In varie storie, e via di seguito.
[90-91-92] IL CUORE DI CHRISTOPHER - SONNO MORTALE (Chiaverotti/G.-G.Cassaro) {171 pp.}
Storico esordio di un tizio qualunque: dopo i sardi, Castelli ha di nuovo modo di fare la Storia del fumetto italiano.
L'autore esordisce contemporaneamente su "Dylan Dog", con un mostriciattolo assassino che molesta le ragazzine. Ecco un cross-over nascosto cui non abbiamo mai dato peso.
Episodio che tocca argomenti interessanti e indubbiamente mysterian-castelliani, il potere della mente e dei sogni, i sogni nella Storia, i burattini nella Storia. La mente corre all'indimenticabile reportage di Castelli onironauta fai-da-te pubblicato nel n.42.
Uno dei pregi del vecchio MM era la capacità di trasportare il lettore a New York. Questa storia vi riesce. Rivediamo il ristorante "Windows of the world" sulla Torre 2 (dove c'è ancora Castelli), Broadway, le viuzze sporche e tutto quanto, durante la spensierata gita della famiglia Mystère sfuggita ai vari omicidi.
E basta, non so che altro scrivere per farla sembrare una storia accettabile.
Splendida copertina del n.90. Chucky è inquietante anche nel fumetto.
Il film è del 1988 e già lo plagiano!
Episodio divenuto memorabile per la presenza di Monique, la nipote di Diana proveniente da Vancouver. Ma Diana è figlia unica, come si scoprirà più avanti. Anziché optare per una nipote adottiva, la redazione la trasforma in "cugina" nella ristampa (e quando chiama Diana "zia" cosa dice? Fatemelo sapere nei commenti).
Avevo ideato una storiella che spiegava questa e altre ret-con, ma lo staff di "Get a Life!" me l'ha bocciata e ne ha proposto la sua versione. Ma neanche loro hanno potuto nulla dinanzi ai parenti londinesi introdotti da Lotti di recente. Ha-ha.
Come tutti hanno notato, anche la compagna di Orloff si chiamerà Monique. Sclavi ne conosceva due, evidentemente le stesse che conosceva anche Castelli.
Martin ha un amico all'Istitute of Parapsycological Researches, che gli presta il Dreams Controller.
Finale molto avanti: il cattivo è un ricercatore precario, che ha inventato con un amico il Silletca, chiamato così perché è l'anagramma di Aste Cill. Sti Cella. Steli Cla. Salce Lit.
Martin gli domanda come possa egli essere a conoscenza di informazioni note solo a pochi, ma il tizio gli dice di non rompere. Per una volta che faceva una domanda corretta.
Sempre Martin si danna l'animo per sconfiggere il pupazzo, perché, mannaggia, da pochi mesi non usa più l'arma a raggi.
Ma, attenzione!, se la ricorda! Quindi "Xanadu" è sbagliato. Colpo di scena!
[92-93] CACCIA ALLA STREGA (Pennacchioli/P.Rinaldi-Bignotti*) [*non accr.] {128 pp.}
Riempitivo anni '90 in anticipo, scopiazzatore-citazionista (o citatore-scopiazzista), dai disegni simpatici, anche se davvero kitsch (ma mi è sfuggito l'intervento di Bignotti. Vabbè, tanto sono morti entrambi).
All'inizio Martin scrive un articolo riempitivo ("Il drago e la principessa"), che parla di quanto sono cattive le persone. Nella storia dopo, è amico di Trump.
E quindi anche il prosieguo è riempitivo, ed è la terza volta che lo scrivo. La metanarrativa è così, una tira l'altra.
La bambina è una mutante, ma si comporta come una esper.
I villici sono leghisti, ma c'è Claremont, quindi è un omaggio.
Diana stacca la spina al mac, quando Martin non aveva salvato il file: che strega.
Il tizio che lo spia nei romanzi di Cappi ha dunque perso il contatto per un momento?
Che fine fanno questi personaggi? Non lo abbiamo mai saputo: speriamo che duri.
[Almanacco 1990] CONDOMINIUM, OVVERO COME DONALD TRUMP SALVO' LA TERRA (Castelli/Crivello) {80 pp.}
Capolavoro del kitsch (quello vero), un soggetto tra i più puerili trasformato in una sceneggiatura simpatica e vagamente mozzafiato.
Ritornato in voga per i noti motivi, almeno finché gli italiani non sono rientrati in casa e non hanno scordato tutto.
Gli americani, invece, non l'avevano mai letto prima, e non lo hanno fatto neanche dopo.
Martin viene sfrattato (dal suo amico) e la sua reazione è sedersi sul sofà a leggere le inserzioni, su ordine di Diana, mentre Travis lo sfotte. Davvero carismatico. Chissà perché con gli Uomini in Nero si è lasciato andare.
Però quando legge l'annuncio convieniente, si fionda sul telefono.
Maggie Thatcher, George Bush, Gheddafi. Nella ristampa diventano Hillary Clinton, Boris Eltsin e boh.
Lo Squinz è Pluto punk. Casty vi si ispirerà per il Buz Pappapianeti. Oppure no.
Gli alieni sono Xyrbiani. Su PKNA sono Xerbiani.
Scene cult: Martin esperto di packaging (come tutti i Nipoti); due più due uguale...?; il pianeta condominio, MYSTERE FLIPS OUT!, "anche per il detective dell'impossibile la fantasia ha avuto il sopravvento sulla realtà".
Ecco perché Martin non annuncia mai al mondo i mysteri svelati: lo ha fatto qui ed è stato preso in giro.
Nell'introduzione nozionistica, Castelli può finalmente menzionare l'Apocalisse.
Dossier simpatico, sebbene invecchiato, come tutti i libri di profezie.
Il disegnatore - alla unica apparizione - disegna un alieno generico come un Kundinga e l'avatar dell'alieno come il Lando dei pornazzi.
Pure io voglio cambiare casa, ma non riesco (ma non perché in realtà non voglio).
[93-94] UNA STORIA DI NATALE - CONTO ALLA ROVESCIA (Castelli/Vercelli) {116 pp.}
Capolavoro. Fiaba natalizia con tutti i crismi, sembra un film della Disney. L'Avventura dietro l'angolo di casa, il giocattolo a molla, la viuzza sbagliata, eccetera.
Ansiogene sequenze mute di un neonato che gira per la città, lavoro pazzesco dell'artista. Quello vicino a casa mia invece strepita e sta sempre a casa (ed è stupido).
Declino degli anni 1980, che stanno per diventare qualcos'altro, e dovremmo esserne contenti, allora perché ci immalinconiamo?
Diana cambia look ad ogni storia, adesso non è più sbarazzina. Martin piange e fa il vecchietto (che arte!).
Manny Gould è Asimov?
A un certo punto Castelli si ricorda di aver ideato Mister Jinx e fa un panino con prologo-epilogo in continuity. Ma non lo dice (sennò non sarebbe Castelli, ma un tizio qualunque) e così il lettore deve ricordare da solo chi è Rockford.
Invece Hitchcock è lì per fare scena. Castelli deve aver buttato un occhio distratto alla sceneggiatura della storia a lui dedicata, forse coeva o giacente nel mac.
Oppure è andata diversamente? Voleva far resuscitare Jinx, ma non sapeva come, e questa idea gli è parsa più adatta ad una fiaba.
A sorpresa, la malinconica vicenda di Manny avrà un seguito, ancora più malinconico.
[94-95-96] RONCISVALLE - LA VITA SEGRETA DI SERGEJ ORLOFF - ORLANDO IL PALADINO (Castelli/Esposito Bros.) {208 pp.}
Capolavoro da top five, perno fondamentale di tutta la serie, forse l'ortocentro.
È la summa del mystero dei tardi anni 1980... e di tutti i 1990, perché tutto quel che viene dopo parte da qui.
Scene cult: tutte.
È il terzo mystero italiano, ma il primo affrontato come tale, con tutte le leggende locali elencate fino ad ingozzarci. Ed è l'esordio ufficiale di Robert Rhodes (senza salama).
Vengono tirate le fila di tutte le nuove trame, da "Il presagio" a "La Setta degli Assassini", con l'aggiunta della "Spada di Re Artù", di cui questa storia è un remake migliorativo. Ma c'è spazio anche per "Viaggio nel futuro", "Nostra Terra dei mysteri", e una dida rimanda all'albo "Il cuore di Christopher", cosa che ci fa ridere perché non è errata.
Memorabile cliffhanger al termine del primo mozzico-puntata: da chi è andato Martin Mystère, in Svizzera? La preview dell'albo dopo suggerisce una ipotesi.
Retcon di Sergej Orloff, che scopriamo avere una vita pseudonormale, e quindi non è Gambadilegno, ma Eli Squick. Il cinegiornale della sua vita diventa subito leggenda.
Suggestivo il prologo, che sembra (è) una vacanzetta, e poi c'è uno stacco, e sembra la fine del mondo.
Altrettanto memorabili sono il Pwyll cibernetico, l'ordine dei neodruidi (ripescato da Recagno di recente) e Martin che torna ad Avalon e lo sottolinea, stizzito.
Tutta la storia è da antologia, non solo lo spiegone di Merlino.
Esordio ufficiale dei doni dei Tathua De Danaan, prima menzione ufficiale della suddivisione dei Graal (solo dei Graal), prima allusione (non ufficiale) all'orizzonte degli eventi: l'atarassia lunare, che Martin definisce "l'inferno".
Castelli insulta i western.
Secondo Martin, Merlino è quello di Walt Disney, e lui conferma. In realtà è quello di John Boorman.
I cerchi nel grano sono foruncoli e "Il pendolo di Foucault" viene espressamente tirato in ballo per la questione dell'agopuntura (poi ci si domanderà perché Eco preferisse DD a MM).
Lo spiegone galattico, già di per sé entusiasmante, termina con un colpo di scena magistrale, se non altro per come è gestito, con questo amabile nonnino che diventa uno stregone sclerotico e rugoso.
Da sottolineare come la questione di Merlino-Morgana non sia espressamente definita, e di come non lo sarà per molti anni, costringendo il lettore a documentarsi da solo.
Cernunnos cosa c'entra? Nulla, suppongo.
Morgana si traveste da ruspa, perché è salviniana. O perché è una storia ecologista?
Martin non renderà mai il favore a Orloff, specialmente dopo che questi è scomparso, cosa di cui Martin dovrebbe prima rammentarsi.
Arte esordiente, ma già in palla. Non è precisissima, i lineamenti dei protagonisti sono un po' ondivaghi, ma l'effetto complessivo è suggestivo.
Merlino preannuncia l'episodio "Il tesoro di Mosè", ma il nome ricorda il cane di Lupo Alberto, quindi sarà cambiato.
"Carlo Magno, re di Spagna, va nell'acqua e non si bagna, va nel fuoco e poi si lancia, Carlo Magno re di Francia."
[97-98] MUTANTI - HOLOCAUST 1990 (Pennacchioli/Chiarolla-Pepe*) [*non accr.] {157 pp.}
Riempitivo in continuity, che Castelli furbescamente connette alla vicenda della strega esper ("abbiamo costituito un'associazione di mutuo soccorso", certo).
Arte magistrale, personaggi espressivi fino al parossismo. Ma le prime due vignette della seconda puntata sono verosimilmente di Pepe.
Il primo albo presenta diverse note comiche, nonostante il tema scottante.
Sempre bello rivedere il vero Martin, quello che gli dici "vestiti di nero" e pensa agli Uomini in Nero, gli dici "Londra" e si ricorda la storia relativa.
Nota di continuity rimossa: Martin telefona (fuori scena) al suo amico misterioso londinese, in un altro tie-in del team-up. Ops. Spoiler.
Altra nota di continuity rimossa: la Guerra senza Tempo tra Lemuria e Arya. Boh.
La storia inizia che Martin e Diana fanno il giro del mondo, e a Diana Tokyo non piace, ma è sempre meglio delle cascate del Niagara.
Ma la scena cult è, inopinatamente, quella del Palazzo di Vetro dell'ONU, con i numeri sulle giacche visibili solo da certi occhiali. Geniale (probabilmente copiato, ma il genio rimane).
Recagno farà la retcon di Elephant Man solo per omaggiare il film.
[98-99] ORRORE A KARNAK - LA PIRAMIDE NERA (Chiaverotti/Bagnoli) {125 pp.}
Arte tonitruante, ipnotica, pervasa dal fascino dei "fumetti di una volta", al servizio di una fan fiction delirante, priva di senso, tipica dell'esordiente che vuole strafare, eppure costellata di sequenze trash a cui non si può non volere bene.
Già soltanto la prima puntatina-spezzone, la spedizione topolinesca in Egitto raccontata con le dide in stampatello maiuscolo, rimane impressa.
Ma ecco poi la minacciona vecchio stile, l'ultimo saluto agli anni 1980, la piramide nera che emerge dal deserto, e poi vola, e finisce al Polo Sud (longitudine zero!), e allora ecco Bush e Gorbacioff e Tower (disegnato strano), e quel tizio della "Pista di Nazca" che chiede se ci si ricorda di lui, e Martin gli risponde "mi venisse..!".
Quindi l'egiziano ibernato nel coso di Atlantide e l'arma di Atlantide che spegne il sole.
Martin lo sconfigge con l'accendino, ma non ci crede nemmeno lui: è stato tutto un sogno? Il professore che si taglia la gola però è indimenticabile.
"Sembrava che il mondo dovesse finire per colpa del caldo, e invece...". Che burla.
Questa tipologia di avventure affascinerà molto anche il grande Morales (suo è il remake al Polo Nord).
Non bastasse tutto questo, questa storia è un unicum mysteriano: al suo interno, tra una puntata e l'altra, si svolgono gli eventi di "Ultimatum a New York". La prima volta di Altrove-bis.
Comunque Chiaverotti era bravo nel gestire le scenette famigliari, vedi la cena al ristorante. O gliele riscrivevano?
[Speciale 7] ULTIMATUM A NEW YORK (Castelli/Alessandrini) {128 pp.}
Forse, in un paio di occasioni, ho lasciato trapelare come gli esper non siano esattamente la mia prima passione. Com'è possibile, dunque, che abbia sempre ritenuto, e tutt'ora ritenga, questo episodio un indiscutibile capolavoro, un manuale di testo e disegno, di montaggio, di gestione dell'intreccio, di suspence, di umorismo, e via dicendo?
Non solo: a suo tempo mi piacque tantissimo anche il Dizionario "ESP", era addirittura il mio preferito. Questo, però, l'ho rimosso. (Un giorno dovrò rileggerli tutti.)
Fumetto magistrale, interamente di culto. L'onironautica realistica, il complotto dell'invivibilità (sempiterno), Alfredo, il primo scontro Diana-Angie, l'esordio di Rogers, il Taverns of the Green, Tower oscurato (di nuovo), il politico bigotto e i progressisti cospiratori, il colpo di scena di Mister Mind.
Ma dov'è Mandraki ("La diabolica invenzione")? Peraltro Mysto è uguale.
Carrie è quella Carrie?
C'è stato un tempo in cui ritenevo Corpus Christi un'invenzione di Castelli.
L'episodio si svolge fra una puntata e l'altra di "Orrore a Karnak", nell'unico cross-over interno esplicito della serie. Geniale la scena di raccordo.
Angie: "Martin... ma ti rendi conto? Ci stanno manovrando come burattini!"
L'assistente di Tower è indubbiamente Stanley.
Il sindaco di NY assomiglia a Lovecraft biondo, ma nella realtà era afroamericano! Uaituoscing!
"Il populismo del nostro sindaco sta superando ogni limite". Chissà chi lo dice.
Chi ha dato lo schiaffo a Java?
"Usate la scheda telefonica".
Purtroppo Mister Mind è tornato altre due volte.
[100] DI TUTTI I COLORI! (Castelli/Alessandrini/ col. Laura Battaglia) *a colori* {94 pp.}
Uno degli albi Bonelli più famosi di sempre.
La sequenza più amata, generalmente, è la terza. Mi faccio vanto di aver scritto una prefazione a tema Barks-Rosa-Castelli-Chendi, in cui svelo le segrete origini del "Mistero degli Incas" barksiano.
Ma non è solo un omaggio vezzoso, è un delirio umoristico affascinante, con Carlos Gardel e i film psichedelici dei Beatles. Voglio dire, anche in questa storiella viene risolto un mystero, anzi due.
Ma mi sia consentito dire che le mie preferite sono le altre due storielle.
La prima è geniale, mi chiedo da dove sia stata copiata. Arancio, azzurro e bianco. Non ho mai visto il cortometraggio che ne è stato tratto.
La seconda è una di quelle perversioni che hanno reso celebre Castelli tra gli occultisti. Tra il 288 e il 289 della scala Pantone.
Recagno farà una retcon di Spektor, e lo farà in un albo che a parer mio sarà un ottimo complemento di questo.
mercoledì 23 settembre 2020
MARTIN MYSTÈRE (2)
[51-52] SETTE UOMINI VENUTI DAL NULLA - LA FOLLIA DI MARTIN MYSTÈRE (Sclavi/Ricci) {98 pp.}
Capolavoro della suspence e del disegno, un portfolio di vignettone e tavole spettacolari, per un'avventura apocrifa, totalmente fuori continuity e immaginaria, dal ritmo sincopato e ricco di sense of wonder, pur essendo di ambientazione interamente urbana.
Mysterianamente parlando, è vuota, i mysteri sono inventati, e di azzeccato ha solo i personaggi, soprattutto i comprimari (Java e Travis).
Però è una lettura trascinante e travolgente, un "Twilight Zone" fuori di testa, un Urania di quelli più scombinati ("La bottega del cosaio" di Bradbury, da "Terra incognita"; in seguito, Safarà).
E corrobora l'attribuzione sclaviana della "Sfera di cristallo".
"Se questo è il riempitivo" (vedi foliazione), "figuriamoci com'è il resto".
In cambio di questa storia, Castelli farà un "Dylan Dog" con Roi. Chi ci ha guadagnato?
[Speciale 3] IL SEGRETO DELLA GRANDE PIRAMIDE (Castelli/Alessandrini) {112 pp.}
Capolavoro, la risposta (quasi) definitiva a "Indiana Jones", la dimostrazione di come avventura, cultura e umorismo (o azione, avventura e atette) possano integrarsi alla perfezione anche con un budget limitato.
Le prime quaranta pagine sono occupate da "Progetto Governativo", una roba che "X-Files" fa sorridere: la prima volta le ho divorate sotto ipnosi. Che peccato sapere che erano finte! Ma alla fine ecco il colpo di genio: Martin aveva risolto il mystero in anticipo.
Remake de "I ragazzi venuti dal Brasile" al punto da renderlo irriconoscibile.
Com'è passato il tempo da "La stirpe maledetta"! A questo punto la serie è rodatissima e autosufficiente.
Dialoghi spumeggianti e mystero fondamentale.
Strano ma vero, "Guida di Atlantide" non mi ha mai attirato. Quando me lo sono procurato, avevo già letto tre-quattro libri sul tema, tra cui un bigino approfonditissimo su tutti i continenti perduti.
[52-53-54] IL CASTELLO DEGLI ORRORI - FRANKENSTEIN 1986 (Castelli/Bagnoli) {162 pp.}
Capolavoro gotico, illustrato con incisioni dal fascino sempiterno da un'artista che all'epoca aveva già quarant'anni di carriera sul groppone (!), ma che era stato capace di reinventarsi con uno stile contemporaneamente fotorealista e astratto, dove personaggi e ambientazioni sono impressi ma appaiono tridimensionali.
Castelli gli cuce su misura un episodio grottesco e orrorifico, riprendendo per l'occasione una delle sue prime fissazioni (vedi il "Molok" per "Zagor") e riplasmandola in una sorta di versione definitiva.
Scene cult: il circolo Shelley-Byron; i capezzoli con le ciglia; Koralle Verlag e Alan Dark (con due "l"); la gita turistica; "il vampiro e l'uomo lupo li ho già incontrati"; le dida trasecolanti ("William Dippel?").
La storia e gloria della dinastia Dippel è tanto suggestiva da essere ritornata "a sorpresa" in uno spin-off di Recagno.
Di recente questo Classico è riapparso, cornuto e mazziato, in ristampa su "Zona X" a pure finalità commerciali.
Il remake NAC non lo conosco, ma può essere solo inferiore.
[rb2] INVASIONE ELETTRONICA (Castelli/Casertano) {9 pp.}
Prima versione di "Fantasmi a Manhattan". Ma Giorgio Pezzin era comunque arrivato prima ("Paperino e la video-invasione").
Chissà da chi viene l'idea originale. Associare istintivamente "Tron"+"Wargames"+"Giochi stellari" non è da tutti.
La versione ufficiale è più entusiasmante, sebbene questa contenga quasi tutti i punti forti del plot, compreso l'omino bianco.
È il "caso di poltergeist" affrontato durante "La morsa bianca"? Ho sempre avuto questa impressione.
[54-55] RITORNO A LILLIPUT (Prosperi/Chiarolla) {97 pp.}
Classico suo malgrado, e malgrado i lettori perbenisti: è l'unica storia di Prosperi ad arrivare ad un livello tale di grezzume, ma per loro sono tutte così.
Soggetto infantile, senza un vero scopo, cui Castelli prova disperatamente a mettere una pezza nell'ultimissima pagina (ammesso che non ne abbia tagliate altre).
Astronavi di plastica, alieni idioti qualunque, attualità un tanto al chilo (l'Ira): è una storia di oggi.
Nessuno se lo ricorda, ma vi agisce addirittura Sergej Orloff, che alla fine salta in aria con la macchina, disintegrato. AHAH.
Eppure è tutto così divertente che non si riesce ad arrabbiarsi (come invece accade con le storie odierne, che sono pure noiose, oltre che deprimenti). Il merito va anche e soprattutto all'ennesimo artista geniale al suo esordio, capace di rendere espressivi i cavalli (infatti finirà su "Zagor"; non su "Tex", perché gli zagoriani integralisti lo stroncheranno).
Scene cult: la terrorista isterica; Sergej Orloff che tampona il cavallo; gli scagnozzi stupidi di Orloff; gli alieni che sembrano minacciosi ma si cacano sotto quando arrivano i cavalli telepati (isterici pure loro).
AMYS ha ampiamente rilanciato questo nocumento storico, spiegandolo nel dettaglio e dandogli un senso.
[55-56] IL TESORO DELLE SETTE CITTÀ (Ottonello*-Castelli/G.-G.Cassaro) [*non accr.] {123 pp.}
Paccottiglia fai-da-te, i misteri mediorientali mischiati con la scoperta dell'America.
C'è Colombo, quindi il mystero è già svelato, i flashback ne raccontano origine e svolgimento.
È la storia più brutta secondo Castelli stesso, qualche anno dopo; infatti sarà l'oggetto della sua retcon più sontuosa.
Ad essere pignoli non è una storia vera e propria, è il prologo di due-tre storie differenti, delle quali ce ne sarà raccontata solo una. Da tempo sogno di riprendere la faccenda di Quivera e di Aladino (ma ci rendiamo conto della connessione?).
Tutta la sequenza finale si scoprirà essere un'allucinazione. Sì, come no.
Personalmente adoro questa chincaglieria, è la mia preferita tra le storielle sfigate. Una inebriante gita domenicale.
Ottonello (di già?) viene dall'Indice Analitico "revisionato" e parcheggiato nella Mailing List 'BVZM'.
Scene cult: la parata; NY anni 1980; "Zoccolo di diavolo"; Piri Reis senza complessi cicapisti; i cloisters; l'incidente stradale (già il secondo).
[56-57-58] MAGIA AFRICANA - IL RISVEGLIO DEL DINOSAURO - LA VALLE PERDUTA (Castelli/Tuis) {226 pp.}
Classicone dell'Avventura anni 1980, eppure alzi la mano chi ne rammenta i dettagli. Nessuno, come immaginavo.
A parte la teoria della gravità e la presenza di Beverly, il resto finisce per passare in secondo piano, essendo quasi tutto riempitivo.
Ma è da riscoprire, questo Special non Special, zeppo di gag e vignette-meme, e dove Beverly è uguale a Angie e fa i balletti nuda come Angie (in mezzo ai negroni). Peraltro lei è la cosa meglio disegnata, gnocchissima, mentre gli altri a volte sembrano Lon Chaney (ma nel complesso sono disegni suggestivi, come tutti quelli d'epoca).
Esordio (credo) di Aaron, primo sguardo "dietro le quinte" del Martin televisivo e celebrità. Con una nota di continuity ormai rimossa: la gente si ricorda che lui e Beverly facevano coppia.
I comprimari sono attori, uno non ho capito se è Stallone, un altro sembra Crocodile Dundee, e così via.
Scene cult: "mumbo jumbo"; "è vero che quando avrà ritrovato Beverly, vi sposerete?"; i balletti; il nozionismo sui dinosauri prima di Piero Angela e di Chrichton (citato però con "Congo").
La copertina della terza puntata è assurda.
[58-59-60] IL DILUVIO DI FUOCO - LE PISTE DI NAZCA (Prosperi/Chiarolla) {130 pp.}
Magnificamente illustrata, nonostante Chris Tower abbia perso "S" e baffi, è un'avventura che non ho mai amato particolarmente per l'evidente ripetitività di alcune situazioni. Basti dire che si sfiora per la terza volta la guerra USA-URSS e per la terza volta rivediamo Reagan, "il Presidente degli italiani" (benché il premier italiano di allora sia oggi rimpianto).
Considerata da molti una buffonata al livello del "Ritorno a Lilliput", è invece un'avventura elementare, ma con personaggi inusuali (la ricercatrice eschimese che dà i bacetti col naso) e situazioni lì per lì interessanti, almeno finché non si capisce cosa stiano facendo Terminator e il robottino. E tutta la parte iniziale è ben sceneggiata e riesce a ricreare la situazione di famigliarità (la scenetta di Diana, Nat Shapiro) che un buon serial, a questo punto, deve saper innescare nell'appassionato.
Il difetto è da ascrivere all'interpretazione dozzinale di "mystero" come di "minaccia mortale di Atlantide e/o alieni", ma siamo sempre sopra a "cristallo con le zampette" (certo, si può dire che qualuque cosa lo sia).
E comunque AMYS è riuscita a trasformare anche questa roba in un soggetto finto-epico, trasformando un tizio qualunque (Sulka Nanazca) in un vero e proprio gegno del male (va detto che già il nome era gegnale di suo).
[60-61] NELLA TERRA DEI DOGON - IL GENIO DEL MALE (Prosperi/G.-G.Cassaro) {130 pp.}
Da un certo punto di vista è la copia-carbone della storia immediatamente precedente (addirittura la stessa foliazione), nel senso che ha lo stesso canovaccio: un inizio casereccio, del folklore simpatico, e poi via via una minacciona alieno-ancestrale dai risvolti geopolitici. Cambia solo il contorno: ambientazione, eccetera.
Però ho sempre preferito questa, tra le due. Mi ha sempre fatto simpatia il prologo a Timbuctù. E poi "Ono Rourke", un freak accettatissimo dalla comunità (scientifica e non), e pure cattivo, tutto alla faccia di Dylan Dog.
Curiosamente non ricordo mai il titolo della prima parte.
Ancora curiosamente, all'inizio Martin e cumpa sono a Firenze, a guardare gli appartamenti.
E nonostante tutta la semplicionata dell'astronave, il genio del male dal volto ripugnante, e via dicendo, la faccenda dell'inseminazione ha un suo fascino perverso, da fantascienza vecchio stile (ma anticipatrice del modernissimo "X-Files").
I disegni semplici danno un tono vintage ad un fumetto già vintage di suo.
Il seguito di Morales, coerentemente, sarà già vecchio al momento dell'uscita, e coerentemente sarà un seguito peggiorativo.
Castelli aveva in mente qualcosa, dato che l'uomo-pesce delle storie future si rivelerà essere proprio un Siriano clandestino.
[61-62] LE MACCHINE IMPOSSIBILI - QUARTA DIMENSIONE (Castelli/Bagnoli) {106 pp.}
Due autori geniali al servizio di un riempitivo passatempo, scaturito da una serie di riflessioni oziose. I Nipoti di Martin Mystère vengono da qui. Per quanto mi riguarda, la prima lettura fu una folgorazione (Asimov e soci li ho scoperti dopo).
Fumetto "ai confini della realtà" già desueto al momento della prima pubblicazione, eppure destinato ad un futuro roseo, come testimoniano le diverse edizioni: a strisce, in miniatura, con dieci titoli, ecc.
"Il delitto perfetto di Archibald Heap" è un adorabile fumetto degli anni 1970, con tanto di Jinx diabolico tipo quello de "L'Ombra" o dei raccontini di "Horror" e "Psyco". Un crescendo quasi estenuante di ansietà e perversione, fino al liberatorio e tragico scherzone conclusivo. Praticamente un porno cerebrale.
"Una folle invenzione" è una gustosa satira dai toni grotteschi.
Ma forse il vero gioiellino è quel coso (non è neanche un racconto, quanto più un inserto) della "cronotivù", con un'arzigogolata spiegazione raziocinante davvero malata. Mi ha sovraimpressionato.
"Il viaggiatore del tempo" è invece più elementare, ma si fa ricordare per la divertita presa in giro del film su Gandhi e della breve moda che ne è seguita.
Esordio di Jerry, e finalmente sappiamo qualcosa di più dell'attività editoriale di Martin (altra folgorazione: dopo questa lettura decisi che Martin sarebbe stato il mio nuovo punto di riferimento e ispirazione; infatti guarda come ci siamo ridotti, tutti e due).
[62-63-64] I GIORNI DELL'INCUBO - OPERAZIONE DORIAN GRAY (Castelli/Freghieri) {170 pp.}
Classico dei Classici, episodio fondamentale-spartiacque-salto dello squalo. Si completa la trasformazione di "Martin Mystère" da fumetto d'avventura a genere a sé.
È un fumetto che si regge solidamente sulle sue gambe, quello che si permette di trarre un'avventura inedita da una situazione di avvitamento su sé stessi, di tran tran non più sopportabile, e di compiere questa operazione nel seguito di un episodio già Classico.
Una storia interamente di culto, ma in cui - forse - l'elemento che più risalta è il volto di Alfie, il barbone alcolizzato che diventa Martin-2. Un volto squallido, umanissimo, col piricozzo in faccia, le occhiaie e i denti poco curati, patetico anche dopo la doccia. Un'intuizione magistrale di Freghieri, per il resto a suo agio con il cast mysteriano, soprattutto con Jinx e Diana.
E sì, è anche questo elemento a rendere un poco "emo" questo episodio passionale, a tratti sentimentale. E sì, è curioso che sia questa la storia con cui si raggiungerà il futuro di "Nathan Never". Ancora un paradosso, come pure il soggetto poco originale (non è certo inedito lo scambio di identità) raccontato come se fosse una storia a sorpresa.
Detto questo, cos'è esattamente una "proteina vivente"? E una morente?
Che Mister Jinx sia ricco, si intuisce da come sfascia i computer.
Prima morte di Jinx, il cui doppio parassita Rockford.
Prima di finire nel magazzino di Altrove, il computer resterà in giacenza presso il NYPD per 9 anni. Chissà Travis che ci ha combinato.
[Speciale 4] LA DIABOLICA INVENZIONE (Castelli/Casertano) {128 pp.}
Unico Special privo di Angie, ultima storia di Casertano, prima storia di Casertano che ho rivalutato. Perché pure questa inizialmente non mi entusiasmava (poteri esp e un'altra volta i sovietici).
Lo sappiamo tutti che invece è uno Special di culto, con la storica prima apparizione di Altrove, che lo sbalordito Martin chiama "università della magia". Curiosamente, Beretta prenderà alla lettera questa definizione!
È una di quelle disavventure improvvisate che hanno reso celebre il vulcanico Castelli e la Bonelli che fu. Inizia con l'ennesima quasi guerra mondiale, prosegue con l'inserto cinese che sembra non c'entrare una mazza, arriva Tower con il suo nuovo ruolo (e le basette canutissime) e da lì in poi è tutta una raffinata burla topolinesca.
La faceta minaccia di Rosenberg fa ridere e non si dimentica.
Non come i contenuti de "La scienza misteriosa", che ho del tutto rimosso.
Barks, Carl Sagan, Stallone, Casertano, il solito Reagan, e soprattutto Nikola Tesla (la prima di molte volte).
Martin ricorda improvvisamente Dragon Lady.
"In giro per librerie e per bric-a-brac?".
Mei Hing è "un'agente Russa"; dell'Altrove russa come-si-chiama? Dipartimento Studi Speciali?
Al posto di Mandraki in futuro avremo Leon Mandrake.
[64-65] FANTASMI A MANHATTAN - SPACE INVADERS (Castelli/Alessandrini) {144 pp.}
Versione ampliata e definitiva del raccontino "Invasione elettronica". Idea che ci è apparsa per anni come geniale, ma forse perché gli americani l'hanno avuta dopo. Solo che poi si è scoperto che Pezzin ha anticipato Castelli, e allora chissà chi è il vero latore di idea.
Dettagli, comunque: è un'avventura magistrale, una di quelle per cui a volte si considera "Martin Mystère" come un genere a sé stante, con una narrazione talora a suspence talora di frenetica azione a là Tintin, personaggi che parlano personaggi che corrono.
La gag delle prime pagine è copiata da un raccontino di Barks, mentre Castelli compare nuovamente come "l'uomo con la barba".
Unica storia priva del "fine dell'episodio" (che possiamo considerare come la fine di un primo ciclo), è passata alla Storia per l'altro effetto speciale, quello delle tavole a specchio, dove i personaggi comunicano tra di loro "bucando" la pagina (non è un'idea originale, ma per la Bonelli era nuova).
Nell'edizione libraria questo effetto è giustamente saltato, per infastidire il lettore.
Henry si rivedrà una o due volte, curiosamente con scarso interesse.
La vicenda sarà riproposta anche a strisce, tanto Paperino disegnato da Comicup non lo aveva letto nessuno.
[rb3] DREAMTRAVEL (Castelli/Alessandrini) {10 pp.}
Primo racconto breve ad avere velleità artistiche, nonostante la trama cartoonesca; è qui che lo stile di Alessandrini si evolve verso un segno più sofisticato e ricercato, curato nei dettagli come nella scelta delle inquadrature.
Di per sé è un racconto un po' sfigato, basato su di uno spunto divertente, ma cancellato dall'epico remake nella serie regolare.
Proprio per questo Castelli lo riproporrà in più occasioni, arrivando persino a creare una miniserie parallela (facendo solo il lifting a Jinx) per "Comic Art", e più avanti infilandolo pure nel "MM presenta".
Le due comari sono comunque tra i nemici più spaventosi mai affrontati da Martin.
[66-67] IL PRESAGIO - AGARTHI! (Castelli/César) {166 pp.}
La storia spartiacque, che apre improvvisamente una nuova continuity, allargando gli orizzonti dell'universo mysteriano.
Lo fa però in sordina, puntando sugli archetipi della narrativa (la Cerca del Graal, forse un tentativo di anticipare Spielberg), che è anche la scusa per rilanciare Orloff, prendendosela comoda con divagazioni assortite (tutta la sequenza brasiliana) e affidando il tutto ad un'altra vecchia gloria del fumetto avventuroso classico (Agarthi è tipo Flash Gordon, infatti, e "Dampyr" manterrà l'impostazione).
Ma i prodromi di un nuovo ciclo ci sono già tutti, tant'è che la storia non finisce in modo esplicito (a differenza delle anticipazioni posticce, appiccicate nelle ultime vignette di alcune avventure precedenti, questo è un vero e proprio prologo di storie future).
Primo, grezzo riferimento alla pluralità del Graal e prima menzione dell'Età dell'Oro antediluviana (quest'epoca leggendaria sarà ripresa labilmente soltanto nelle storie sumeriche).
Kut Humi è stravolto rispetto alla sua prima apparizione (poi modificata all'uopo nelle ristampe), e tutta la sua vicenda di reincarnazioni può essere letta come una delle "retcon cervellotiche" tipiche di Castelli.
Tutto sommato il ciclo legato a questa storia, in senso stretto, si comporrà di sole quattro storie, ma queste saranno tra le più belle di sempre.
È la storia presente in edicola al momento della mia comparsa su questa valle di lacrime, infatti le tematiche di cui si occupa sono le mie preferite: mi piace pensare che non sia un caso ("è scritto nell'Akaschi"). Per quanto mi riguarda, è fondamentale.
Scene cult: l'incipit, Martin pilota di piper, il racconto di Donitz, il pube di Donitz (e di Martin e di Orloff), Ashenbach, l'alloggio del Graalone.
A proposito, tale Graalone è sicuramente il Calderone di Dagda.
Martin racconta a parole un'avventura vissuta con Mister No che il lettore non ha mai letto. Qualche anno più tardi, il team-up ufficiale ce la racconterà di nuovo a parole. Non si trattava comunque di un'"avventura", bensì di un evento social-promozionale del vip con i bambini poveri (un altro aspetto di Martin che non conoscevamo).
Prima menzione della guerra esoterica tra i maghi di Hitler e quelli britannici, un altro soggetto che non vedrà mai la luce (per motivi politici) e di cui resterà traccia in un paio di brevi riassunti infilati in altri episodi.
Dicevamo che la Cerca del Graal è intimamente connessa alla telenovela Martin-Orloff, nella più pura tradizione esoterico-cavalleresca; trent'anni più tardi essa si è infatti evoluta nella Cerca di Orloff (vabbè, in teoria).
[67-68-69] CACCIA ALL'UOMO - I SIGNORI DELLA GUERRA (Prosperi/Chiarolla) {150 pp.}
Capolavoro dell'autore delle "storielle grezze degli anni '80", secondo taluni pesantemente revisionato da Castelli.
In effetti la narrazione è molto castelliana, nel lessico come nelle varie tappe narrative, per tacere della "morale conclusiva": è la prima storia del nuovo ciclo, e infatti riprende gli Uomini in Nero, perdipiù come erano stati presentati in origine, ovvero come una consorteria onnipotente e infiltrata in qualunque gruppo di potere, a qualunque livello sociale, contro cui nemmeno il direttore di Altrove può nulla! Spaventoso.
E infatti il tutto è presentato sotto forma di racconto di genere (horror, thriller, fantascienza) e disegnato dal geniale artista che ci regalerà Jaspar. Può darsi che i taluni abbiano ragione. O è un perfetto lavoro di mimesi da parte di un appassionato?
Indimenticabile prima lettura mozzafiato, in particolare l'ansia provata durante il flashback in Sudamerica.
Scene cult: Fuga da Auckland; i prefabbricati componibili (davvero hitchcockiani); "Ich bin nicht deutsch. Ich bin osterreicher". GENIALE.
[Almanacco 1988] NOSTRA TERRA DEI MYSTERI (Castelli/Alessandrini) {64 pp.}
Capolavoro ecologista dalla foliazione sospetta, epocale a prescindere in quanto originariamente dedicato al passaggio della cometa di Halley del 1986. Che sia una giacenza è evidente dallo stile di Alessandrini, anzi, dagli stili, quello vecchio e quello nuovo, che si alternano senza soluzione di continuità. È stata parzialmente ridisegnata? Così parrebbonsi.
Storia anomala, sostanzialmente una fiaba, se vogliamo anche un poco pacchiana nel suo esplicito paganesimo disneyano (il pianeta che si gonfia), ma quanto è scritta (e disegnata) bene?
Scene cult: il grido di dolore; la fila di santoni; Natale a NY; Diana col mal di capo; il palloncino di Java.
La prima edizione presenta "effetti speciali" in toni di giallo. La seconda, in volume cartonato, è tutta a colori. La terza è tutta in b/n e priva dell'ultima tavola (la presentazione del Dossier). La quarta, nessuno l'ha chiesta.
"Guida al mondo mysterioso" presenta lo stesso pregio/difetto del primo Dizionario dei Mysteri: è un bigino.
L'idea della fiaba-strenna natalizia diventerà un appuntamento fisso. Quel kolossal-floppone del 1985 qualcosa di buono lo ha fatto.
[69-70-71] LA VERA STORIA DEL CAPITANO NEMO - MINACCIA DAGLI ABISSI (Castelli/Ricci) {194 pp.}
Ancora un capolavoro-spartiacque, stavolta conclusivo: è il vero finale del "primo ciclo", quello Classico, e di tutto il filone atlantideo-muviano (sono citate TUTTE le storie ad esso collegate, e Martin le ricorda TUTTE), con tanto di ritorno di signor Robinson e gentile signora (Mara Marata) da "Rapa Nui". Scopriamo, così, cos'erano le "vaghe ombre" viste a Villeaux e cos'è una "Grande Madre" (un accumulatore biologico generatore di androidi mutanti; e cos'è un "accumulatore biologico"? Ma è ovvio, un computer a proteine viventi).
È passato alla Storia del Fumetto per la lunga introduzione in cui Castelli spiega, prima di tutti, il funzionamento di una stampante tridimensionale (nel 1987). Ma ciò che davvero è geniale è il modo in cui questa divagazione si scopre non essere una divagazione, ma la chiave d'avvio della vicenda (dico "chiave" volutamente).
Alla fine, dopo 5 anni di ricerche (fortunose), Martin, che nel n.1 aveva una "sua teoria personalissima" sulle origini del mondo, arriva a vedere di persona l'Imperatrice di Mu. Praticamente è finita la serie!
Capolavoro d'addio anche per Ricci, che in seguito comparirà solo nelle giacenze. La sua capacità di rendere i luoghi reali era unica (vedi l'università).
Nonostante tutto, l'ultima tavola lasciava presagire possibili sviluppi, bellamente ignorati. La mitologia muviana (compresa la discendenza-predestinazione) è stata ripresa nei romanzi di Cappi, ma sempre in flashback degli anni 1980.
Ancora una parte importante per Tower, ancora nel ruolo ibrido di ex agente CIA e direttore della base segreta.
Mara Marata diventa collaboratrice di Altrove, ma in questa veste la rivedremo solo trent'anni più tardi, con l'aria di chi ci doveva un favore.
Anderson spoilera la storia dei delfini e afferma che Aasvero e il Conte di Saint Germain sono suoi soci. A Lotti non parrà vero.
A sorpresa, Amaterasu si rivedrà un'altra volta. Anzi, due! Con Legs Weaver!
[71-72] MORTE AL VARIETÀ - L'UOMO CHE INVENTAVA LE BARZELLETTE (Castelli/Bagnoli) {150 pp.}
Riciclo di un episodio de "Gli Astrostoppisti", in una versione più ampia, attuale e "per adulti", appare inevitabilmente come un inserto frivolo tra un'epopea e un'altra.
Effettivamente è un gioco metanarrativo: non solo Martin autore di trivia umoristici al pari di ponderosi saggi (tipo Asimov, all'epoca divo), ma anche la presa in giro (amichevole) di Sergio Bonelli, che odiava le barzellette.
E il genio di usare come protagonista un altro divo nerd del tempo, Woody Allen (all'apice, siamo poco dopo "Broadway Danny Rose"), e di affidare il tutto all'altro genio, quello del fotorealismo e del grottesco.
Le barzellette sporche (AMYS ha poi raccontato il finale del corvo); la Guerra senza Tempo, ma Fredda; "Te la dò io l'America" (e pensare che trent'anni dopo abbiamo avuto "Martin Mystère contro Grillo").
Queste le scene-cult, ma tutta la storia è scritta e disegnata benissimo.
Combo copertine-titoli suggestive.
È una storia per "Nipoti di MM", di quelle da rileggere al circolo, mentre si rimpiangono i bei tempi andati ("Dalla periferia dell'impero").
Gli articoli triviali di MM saranno pubblicati per davvero, su rivista e in albetto apposito. Ricordo quello sui sacchetti per il vomito, e forse ce n'era uno sulla cacca? Alla tartina imburrata sarà dedicato pure un fumetto.
[73-74] INTRIGO A PECHINO - L'ESERCITO DI TERRACOTTA (Pennacchioli*-Castelli/Deidda) [*non accr.] {143 pp.}
Soggetto stravolto, sceneggiatura che presenta prime, deboli tracce di anticastellismi (varie vignette mute).
La mitologia degli Dei dell'Est e dell'Ovest, bellissima, è una ret-con talmente enorme che Castelli riesce a tenerla a bada soltanto ignorandola (non ne sentiremo più parlare, sebbene la ritroveremo nella "Storia segreta del mondo" Hazard, attribuita a Pennacchioli) e trasformando questa trasferta cinese in poco più di una gita, condita con un pizzico di "Intrigo internazionale" (sì, c'è pure qui una specie di minaccia di guerra atomica, ma insomma, era un appuntamento annuale).
Il pretesto di sfruttare la scoperta (allora abbastanza recente) dei guerrieri di terracotta sembrava più cosa da Prosperi, ma è andata così. Comunque abbiamo il dragone e un'altra "Dragon Lady" (che non è la stessa di "Chinatown"; ma il seguito di Morales ci confonderà le idee del tutto).
Per qualche motivo, le storie di ambientazione asiatica sono le più colte (almeno queste più vecchie).
Esordio di un'artista di scuola "linea chiara": poi morirà e al suo posto arriverà Torti.
[74-75] IL SEGRETO DELLA MINIERA - LA COSA DA UN ALTRO MONDO (Prosperi/G.-G.Cassaro) {139 pp.}
Unico fumetto bonelliano dedicato ad Ambrose Bierce per circa tre decadi, ha poi perso anche quest'unico pregio (Boselli).
Per il resto, probabilmente è la storia mysteriana più banale dei "mitici primi cento numeri" (o la seconda).
Non la più sgangherata: il suo difetto principale è proprio l'essere un compitino piatto.
La cosa dei colori era già vecchia all'epoca. E forse Castelli ha prodotto il n.100 proprio per questo.
Da riscoprire le suggestive ambientazioni "western moderne" tipiche delle Edizioni Cepim.
[Speciale 5] LA CITTÀ SOTTO I GHIACCI (Castelli/Alessandrini) {128 pp.}
Capolavoro.
Sceneggiatura brillante che mescola umorismo e mystery, moderne tecnologie applicate all'archeologia (il carotaggio, come su "Atlantide" di Pezzin/De Vita) e atmosfere esotiche da noir anni '30, erotismo e retcon lieve (Piri Reis, Tanith), continuity (esploriamo un altro pezzo di Università della Magia con Tower canuto, che asserisce di tenere famiglia) e didattica promozionale (la mostra sui Fenici). Una sintesi da manuale tra Urania, Giallo e Segretissimo.
Arte in evoluzione, dalla regia decisamente più sofisticata rispetto agli esordi e dal tratto ormai privo di asperità.
È il 1988: suppergiù, la Sergio Bonelli Editore è nata qui. Ci viene da piangere.
"Personaggi mysteriosi" fu un bel bigino, che tuttavia lessi con troppo ritardo.
Naturalmente la cosa del "primo Uomo in Nero" oggi fa sorridere, ma insomma, bisogna pure saperle scrivere storie come questa.
Per non far sclerare il fenicio, le agenti di Altrove si prostituiscono. Coerentemente, Martin fa lo stesso con Angie.
venerdì 11 settembre 2020
Nessuno lo ha chiesto
Uno stralcio tratto da Le nuove (e inedite) avventure di Travis (che, detto fra noi, mi fa molto ridere).
Perché io, quel giorno, me lo ricordo bene, come fosse ieri (più altri diciannove anni meno un giorno).
Settembre 2001. Con un volo low cost, con partenza il venerdì sera e rientro il lunedì pomeriggio, Travis si reca a Francoforte per scoprire, innanzitutto, chi sia questo tizio, e, dopotutto, per acquistare un po' di nani di gesso, sua segreta passione, nota soltanto a chiunque faccia visita a casa sua, ove sono esposti in ogni stanza. Dopo aver combattuto l'incredibile banda dei Normodotati di Altezza Normale Eppure Titolati Tappi Insistentemente (N.A.N.E.T.T.I.), l'ispettore più tirchio della Germania Ovest riesce a rincasare a NY giusto in tempo per il pranzo che, il giorno seguente, Martedì 11, Martin gli ha promesso al Ristorante Windows of the Worlds sulla Torre 2, a cui sogna di andare da quarant'anni. Ma il tapino ignora che anche questa volta il suo amico gli darà buca.